LA TERAPIA ANTALGICA PER LA QUALITÀ DELLA VITA

Qualifiche dell'autore: 
primario di Terapia Intensiva e responsabile della terapia antalgica, Casa di Cura “Madonna della Salute”, Porto Viro (RO)

Che cos’è la terapia antalgica?

È una cura che consente di trattare pazienti con problematiche dolorose, generalmente causate da patologie croniche. La nostra Casa di Cura ha un’esperienza storica nel trattare il dolore cronico.

I pazienti affetti da dolore cronico afferiscono al nostro servizio tramite l’ambulatorio interno alla struttura, che fa parte del Sistema Sanitario Nazionale, con impegnativa del proprio medico curante. L’ambulatorio è attivo un giorno alla settimana, ma per i casi urgenti io sono presente tutti i giorni. L’iter incomincia con una visita, in cui effettuo un’analisi di tipo anamnestico, una valutazione dell’esame obiettivo e un’individuazione della tipologia di problematica dolorosa. Trattiamo lombosciatalgie di vario tipo, comprese quelle derivanti da ernie o come esito di interventi chirurgici. Inoltre, trattiamo cefalee croniche, dolori post herpes zoster, sintomatologie derivanti da protesi dolorose e da tante altre fonti. Una volta individuata la causa della patologia dolorosa, predisponiamo un piano terapeutico che può prevedere una prescrizione farmacologica associata a eventuali infiltrazioni. Le infiltrazioni vengono effettuate con l’ausilio della sonda ecografica e si può somministrare o una miscela farmacologica o ossigeno-ozono.

Si fa una prima valutazione della risposta e, eventualmente, si procede con altri trattamenti più o meno invasivi, che prevedono anche ricoveri in regime ordinario o in day hospital con trattamenti come la radiofrequenza delle faccette articolari, l’endoscopia spinale con lisi di aderenze peridurali, radiofrequenze mirate sui gangli, fino all’impianto di neurostimolatori midollari o periferici. In ciascuna fase, ci atteniamo agli step indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Quante persone all’anno si rivolgono al vostro servizio per questo tipo di trattamento?

Il bacino di utenza è molto ampio e possiamo dire che accedono circa 600-700 persone all’anno. È da sottolineare che i pazienti cosiddetti antalgici raramente concludono il loro iter terapeutico con una sola seduta e una sola valutazione. Parliamo sempre di dolori cronici che si sono instaurati nell’arco di molto tempo con meccanismi molto importanti da cosiddetto “automantenimento”. Spesso, in questi casi, il dolore può espandersi anche in altre zone del corpo. I pazienti trattati farmacologicamente devono recarsi sempre in visita di controllo, come anche quelli che subiscono un intervento. Viene poi impostato un ciclo di controllo e/o riabilitazione.

Possono esserci controindicazioni a questi trattamenti?

Ovviamente, occorrono precauzioni, soprattutto nei trattamenti invasivi, mentre nelle infiltrazioni di solito non compaiono problematiche particolari. Nei trattamenti invasivi occorre prestare attenzione ai pazienti con turbe della coagulazione o altre problematiche di tipo neurologico o neurochirurgico. I pazienti in trattamento con terapie anticoagulanti, per esempio, devono sospendere la terapia prima dell’intervento. Se occorre, inoltre, effettuiamo accertamenti specifici, per esempio di ordine cardiologico. Gli interventi invasivi vengono eseguiti in anestesia locale e blanda sedazione: quando occorre una risposta istantanea del paziente al trattamento per capire se la parte trattata è quella giusta, allora, il paziente dovrà essere collaborativo; quando invece la procedura non richiede la collaborazione del paziente, si opta per la sedazione, affinché il paziente sia il più possibile a proprio agio. Al termine dell’intervento, il paziente viene tenuto in osservazione nella pre-sala e poi nel reparto di degenza, dove viene accudito dal personale infermieristico.

Riscontrate anche un afflusso da altre regioni per questi tipi di trattamento?

Prevalentemente dall’Emilia Romagna, regione confinante con il nostro territorio, ma anche dalla Lombardia, dal Trentino Alto Adige e dalla Toscana.

Può parlarci anche del suo lavoro in terapia intensiva?

Il nostro servizio di terapia intensiva è di tipo multidisciplinare, possono accedervi pazienti provenienti dalla sala operatoria di chirurgia generale o di ortopedia. Inoltre, può accogliere pazienti provenienti dal territorio attraverso il 118 o comunque provenienti dal pronto soccorso. Ci avvaliamo di strumenti e apparecchiature di ultima generazione, abbiamo respiratori all’avanguardia e monitor ultramoderni che ci permettono di effettuare monitoraggi ad alta precisione, ma anche di eseguire interventi diretti come, per esempio, le depurazioni renali. Disponiamo, ovviamente, anche di una stanza di isolamento per pazienti a rischio infezione. La nostra degenza media è abbastanza rapida, poiché in prevalenza si tratta di pazienti in periodo post-operatorio. Abbiamo, tuttavia, anche pazienti con intubazioni prolungate: in questo caso abbiamo la possibilità di ricorrere a ventilazioni di vario tipo, non soltanto tramite intubazione, ma anche in tracheostomia.