LA BATTAGLIA DELLE DONNE NELL'ISLAM

Qualifiche dell'autore: 
avvocato, premio Nobel per la pace 2003

Intervista di Anna Spadafora

Com’è cambiata la sua vita dopo avere ricevuto il Premio Nobel e in che modo esso ha giovato alla sua battaglia a favore delle donne?

Il Premio Nobel ha aumentato un po’ i risultati del mio lavoro, ma ha anche aumentato il lavoro in sé. Praticamente, da mesi non ho più tempo libero. Sono contenta che il Premio Nobel mi abbia permesso di fare arrivare la mia voce a molti popoli di tutto il mondo. La mia lotta per i diritti in quanto donna nel mio paese si è svolta per mostrare che l’Islam non è contrario ai diritti della donna e alla parità della donna. Per fortuna ho ottenuto anche qualche successo. All’inizio della rivoluzione dicevano che la donna non poteva occupare la posizione di giudice. Però dopo anni di lotta, mia e di altre donne giudice, il potere giudiziario ha ammesso che non è così e che la donna può giudicare. Allora le donne di nuovo hanno il diritto di diventare giudici. Un tempo dicevano che l’Islam proibiva alle donne di giudicare, oggi dicono che alla donna è permesso giudicare. E anche la legge sull’affidamento dei minori è cambiata ultimamente. La legge in vigore durante questo periodo islamico permetteva l’affidamento del figlio maschio fino a ventidue anni e della femmina fino all’età di sette anni alla madre, salvo poi togliere con la forza i bambini alla madre e consegnarli al padre. Contro questo non si poteva fare niente, questa era la legge islamica e non si poteva cambiarla. Le donne non potevano fare quello che volevano. Ma ciò che io ho sempre detto è che non si può fare torto alla donna in nome dell’Islam.

Cosa pensa del processo a Saddam Hussein?

Nonostante Saddam sia un dittatore e abbia commesso anche molti delitti contro i diritti umani, come qualunque imputato, deve avere un processo giusto e deve avere il diritto di esprimersi. Io ritengo che debba essere giudicato secondo il diritto internazionale, non ha importanza dove avverrà questo processo, a Baghdad o all’Aja, ma i giudici devono essere internazionali e Saddam deve avere il diritto di scegliere gli avvocati che vorrà. Il processo deve esserci, cosicché il mondo venga a sapere chi sono stati coloro che hanno aiutato Saddam e chi ha creato un Saddam contro il popolo.

La più comune obiezione all’Islam è che non abbia raggiunto la modernità perché non concepisce i diritti umani. Ma i diritti umani, nel senso in cui vengono intesi nella cultura occidentale, sono frutto dell’ideologia illuministica, frutto della Rivoluzione francese che, come sappiamo, ha prodotto i peggiori massacri. Allora, forse, si tratta di passare dal diritto dell’uomo al diritto dell’Altro?

I diritti umani provengono da tutte le civiltà, sono frutto di un insieme di civiltà e sono compatibili con qualunque religione e qualunque civiltà. I diritti umani non sono orientali o occidentali. Non appartengono né ai musulmani né ai cristiani, ma a tutte le religioni. Ormai è molto chiaro che la democrazia non appartiene solo all’Occidente, per cui non possiamo dire che il diritto orientale deve essere differente. Se interpretiamo l’Islam in modo corretto possiamo anche seguirlo, rispettando i diritti umani e la democrazia. Tutte le religioni, se non vengono interpretate bene, possono danneggiare la democrazia. Anche nel Medioevo, l’interpretazione della religione danneggiava la democrazia. Adesso vediamo che il Cristianesimo si è molto evoluto e può rispettare i diritti umani e conviverci. L’Islam è come il cristianesimo, se viene interpretato bene, in modo corretto, può essere all’avanguardia e può aiutare i diritti umani. Però alcuni poteri dei governi musulmani non hanno affatto interesse alla correttezza, non vogliono che questa interpretazione dell’Islam emerga.