SOSTENERE L'AGRICOLTURA DI QUALITÀ

Qualifiche dell'autore: 
presidente di Pro.B.E.R. e di FederBio

Il libro di Zhou Qing, La sicurezza alimentare in Cina, evoca il ricordo della fase iniziale della produzione di alimenti industriali in occidente, da cui poi è nata la spinta verso il biologico. Noi abbiamo già vissuto e, per fortuna, superato il problema della sicurezza alimentare che oggi interessa ancora aree importanti del pianeta. In Africa si sta investendo moltissimo per l’acquisto di terre da coltivare e per la produzione zootecnica; in India e nel sud-est asiatico c’è un forte sviluppo agricolo, con poche regole nella filiera alimentare.

Il libro narra la giusta preoccupazione di un cinese per il suo popolo e per il destino del suo paese nello scenario globale. Ma la dimensione globale dei problemi evidenziati non riguarda solo la sicurezza alimentare. C’è un sistema produttivo che sta provocando problemi enormi, come, per esempio, il cambiamento climatico. L’agricoltura intensiva, basata sull’energia derivante dal petrolio e sulla forzatura dei cicli, è responsabile in buona parte del cambiamento climatico. La tendenza dei paesi emergenti verso una dieta a base di carne significa deforestazione, emissione nell’atmosfera di gas serra e consumo spropositato di acqua e cereali.

C’è un ulteriore aspetto di questo scenario inquietante che il caso cinese, descritto da Zhou Qing, rende per certi versi più evidente: l’impatto sulla salute di un’alimentazione basata su cibi raffinati e più o meno sofisticati. Per la prima volta nel mondo, le persone obese superano quelle che muoiono di fame. Le patologie legate all’obesità, il diabete in primis, sono drammatiche e vengono considerate ormai a livello di pandemia. Guarda caso, proprio nei paesi che stanno acquisendo lo stile alimentare occidentale, Cina compresa, queste patologie hanno numeri rilevanti.

Quindi, il modello agricolo e alimentare che il libro denuncia è sicuramente un aspetto che c’interessa come consumatori, però è anche un problema più generale che c’interessa come abitanti di questo pianeta. Il dibattito del G8 in Giappone enuncia un’emergenza alimentare a dimensione globale e pone interrogativi sulle strategie e sull’approccio per giungere a una soluzione. Certamente, la Cina ha la necessità di dare da mangiare al più basso costo possibile a una popolazione in forte crescita, ma la soluzione non sta nel togliere le regole, nell’abbattere le barriere sanitarie e ambientali e nel tornare all’agricoltura intensiva, come qualcuno propone. Si parla di alimenti geneticamente modificati, di ulteriore messa a coltura di terra e di un ritorno all’uso massiccio di fertilizzanti e pesticidi di sintesi, legati al ciclo energetico del petrolio. Non credo che questa sia la soluzione in grado di assicurare cibo di qualità e un ambiente vivibile nel lungo periodo.

Il settore dell’agricoltura biologica è cresciuto enormemente, a livello globale. La stessa Cina, attualmente, è il terzo produttore mondiale di alimenti biologici. È un percorso avviatosi di recente, probabilmente finalizzato all’esportazione e a dare un’immagine nuova al paese, ma testimonia che il mercato è in forte crescita. Uno studio della FAO ha rilevato che l’agricoltura biologica, basata sull’utilizzo razionale delle risorse locali e dei cicli naturali, se applicata su larga scala potrebbe coprire il fabbisogno alimentare mondiale, evitando, oltretutto, l’inquinamento e gli sprechi derivanti dal trasporto delle merci in giro per il mondo. È buffo che si accusino gli Stati Uniti di utilizzare parte della propria produzione di cereali per produrre biocombustibili. Perché mai dovrebbero essere obbligati a produrre il grano per il pianeta? Il vero problema è che ciascun paese arrivi ad avere una sicurezza alimentare grazie alle proprie capacità e risorse. Per quale motivo i paesi in via di sviluppo devono produrre alimenti destinati all’esportazione e non al fabbisogno delle loro popolazioni? La gente deve poter vivere in un’economia che sia normale, non di sussistenza, come dice Zhou Qing nel suo libro.

L’agricoltura biologica potrebbe garantire il sostentamento della popolazione globale, pur con rese produttive inferiori. Oggi, infatti, noi produciamo molto di più di quello che servirebbe per alimentare il pianeta e, nonostante questo, si parla di crisi alimentare. L’attuale produzione agricola è condizionata da un modello alimentare fortemente incentrato sul consumo di carne, pertanto, molta parte delle materie prime, come acqua, cereali e foraggio, sono utilizzate per produrre carne che solo una minoranza della popolazione mondiale può permettersi di acquistare. Ne consegue che qualcuno produce tanto e qualcuno per forza di cose morirà di fame se non ha i soldi per comprare il cibo. Quindi, farebbe meglio a tutti consumare meno carne e produrre secondo i principi dell’agricoltura biologica.

Io credo che la strada intrapresa dall’Unione Europea di sostenere l’agricoltura di qualità e di cessare progressivamente il sostegno incondizionato all’agricoltura, indipendentemente da come produce, sia quella corretta. In una logica di rapporti bilaterali, diventa importante una politica attiva di collaborazione e di partnership anche con la Cina, che ha importanti programmi di conversione e di sviluppo dell’agricoltura biologica. Certo, si tratta spesso di programmi legati a un’esigenza commerciale e d’immagine, pertanto, la ricaduta sulla popolazione cinese è probabilmente ancora ridotta. Tuttavia, sono convinto che, a livello europeo, abbiamo la conoscenza, le capacità e le buone pratiche per sostenere il cambiamento di questo modello alimentare industriale mal gestito e ancora meno controllato, che sta riproponendosi su scala mondiale, dal momento che non è un’esclusiva cinese, e sta creando grandissimi problemi per la salute nostra e del pianeta. Su questo dobbiamo assolutamente vigilare, dunque, ben vengano gli stimoli come quello del libro del giornalista Zhou Qing.