LA SCUOLA ADOTTA UN MONUMENTO

Qualifiche dell'autore: 
presidente dell'Associazione Amici dei Musei e dei Monumenti modenesi

L’Associazione Amici dei Musei e dei Monumenti Modenesi, che presiedo, oltre a organizzare visite guidate e incontri conviviali, si qualifica per almeno due aspetti: la promozione dell’iniziativa “La scuola adotta un monumento” – con la collaborazione dell’amministrazione comunale e la sponsorizzazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena – e la promozione di attività di restauro. “La scuola adotta un monumento” è nata con lo scopo di rendere i ragazzi consapevoli del patrimonio storico e artistico della loro città: gruppi di studenti di tutte le scuole, dalle elementari alle superiori, “adottano” un monumento, o un sito artistico di Modena, lo studiano per alcuni anni e producono elaborati da cui scaturisce una mostra e, a volte, una raccolta che viene pubblicata. Creare un senso di proprietà di qualcosa come un monumento, da rispettare e da amare, anche se non si possiede, favorisce la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale di una città. Cosa che, naturalmente, avviene anche attraverso l’attività di restauro di uno o più monumenti all’anno, restauro promosso o finanziato direttamente da noi.

Sono particolarmente lieto di portare il mio saluto in questo dibattito intorno al libro di Lorenzo Jurina, Vivere il monumento. Conservazione e novità, perché la sua lettura mi ha fatto scoprire un mondo nuovo, espresso con un linguaggio concreto ed alto. È fondamentale che il monumento viva. Già in un convegno sul restauro dei castelli, tenutosi a Vignola alcuni anni fa, si diceva che, se non si prevedono le modalità di gestione e fruizione di un bene, è perfettamente inutile restaurarlo. Tra i monumenti citati e le soluzioni che l’autore ha trovato, vorrei ricordare la spina dorsale della Torre di Pavia, esempio di quel rispetto amorevole che egli ha sempre messo in campo, per la struttura e per gli antichi materiali con cui è costruita. Ho apprezzato anche il fatto che egli consideri gli ostacoli come stimoli, anziché come vincoli, e che s’impegni e si diverta nel risolvere i problemi. Divertirsi nel lavoro è una fortuna enorme e ritengo che non sia molto comune. Apprezzo anche che, oltre al restauro in sé, che è un grande gesto, nei suoi interventi si colga anche qualche piccolo segno, una traccia del processo che ha portato al risultato finale, che egli vuole lasciare visibile ai visitatori, ed eventualmente rimovibile. Jurina si paragona al medico e ricorda l’amore che il medico deve avere per il paziente. E si trovano tanti paragoni apprezzabili nel libro – l’arte della scultura, il ritmo della musica –, ma, da attento lettore, seppur profano, vi ho scoperto soprattutto l’uomo. Ecco perché ritengo che questo libro non sia rivolto soltanto a ingegneri e architetti, ma a ciascuno. Ho trovato, per esempio, l’amore per la didattica, che può capire soltanto chi l’ha praticata: difficile, faticosa, ma di enorme soddisfazione. Se devo dare una definizione di Lorenzo Jurina, dico che è un uomo allegro, disponibile, che ama la didattica, si diverte nel lavoro, che lo stimola alla sfida, ha ricche radici, ha una bella famiglia e, per quanto possa giudicarlo, a prescindere dalle qualità tecnico-scientifiche, è un uomo fortunato.