UN CONSORZIO PER LA VITA DEI MONUMENTI

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direttore del Consorzio Cipea (Bologna)

Qual è la politica con cui il Consorzio Cipea opera nel restauro e nella conservazione di grandi opere? In che modo le aziende del Consorzio possono usufruire di strumenti innovativi nel settore?

Aderiscono al Cipea settecento imprese, tra cui sessanta specializzate in lavori di recupero e restauro: alcune si dedicano a restauri di statue, affreschi e dipinti – i cosiddetti restauri monumentali – e altre a restauri conservativi di palazzi e strutture pubbliche e private.

Le imprese del Consorzio che lavorano nel restauro hanno una storia, una tradizione che si tramanda di generazione in generazione e una grande passione per il loro lavoro, che, insieme alla cultura del settore, permette di far rivivere monumenti importanti. Fra gli innumerevoli interventi rilevanti a Bologna, cito soltanto quello dell’Arena del Sole, un restauro conservativo particolare, quello dell’Archiginnasio, quello del cimitero monumentale della Certosa e quello del primo lotto dei Portici di San Luca, che, oltre al valore artistico, hanno una valenza culturale e simbolica per la città. Comunque, i nostri interventi non si limitano a Bologna, anzi, spaziano dal palazzo Ducale di Parma agli Uffizi di Firenze, all’Altare della Patria a Roma.

L’esecuzione di lavori pubblici però implica notevoli difficoltà: innanzitutto, richiede l’iscrizione alla SOA, la Società Organismo di Attestazione, nella categoria OG02, che si riferisce ai restauri; in secondo luogo, bisogna avere eseguito interventi per i quali la Sovrintendenza, verificando le condizioni di restauro, ha precedentemente rilasciato un nullaosta. Queste prerogative sono ancora più necessarie nel nostro caso, poiché le nostre attività sono quasi totalmente rivolte agli enti pubblici e solo in minima parte a privati che hanno magari bisogno di restaurare la villa o il monumento di proprietà. Ma far vivere il monumento, per le nostre imprese, vuol dire anche impegnarsi molto nella formazione del proprio personale, attraverso corsi che consentono di rimanere sempre aggiornati in un mercato sempre più specializzato. I nostri corsi, in parte finanziati dalla Camera di Commercio di Bologna, dalla Regione e da altri enti pubblici, permettono ogni anno di rinnovare il vivaio di giovani restauratori, architetti e responsabili d’azienda, che svolgono da tempo quest’attività, ma vogliono acquisire sempre le ultime novità sulle tecniche di restauro. Grazie alla collaborazione di docenti universitari, architetti e sovrintendenti di diverse province, che affrontano temi specifici con ristretti gruppi di imprenditori, si crea un confronto aperto e diretto tra chi scrive le regole e chi deve rispettarle: sulla sicurezza dei cantieri, per esempio, si è espresso il responsabile prevenzione infortuni sul lavoro dell’AUSL di Bologna, mentre all’ultimo corso ha collaborato il sovrintendente di Forlì, città dove abbiamo acquisito l’importante restauro della Chiesa di San Domenico.

Nel nostro lavoro oggi sono utilizzati materiali sempre più all’avanguardia che permettono di avere una migliore riuscita del lavoro, sempre comunque mantenendo costante il confronto con la Sovrintendenza e documentandosi il più possibile sulla storia del monumento per capire quali sono le priorità da rispettare per conservarne la memoria artistica e culturale.

Possiamo dire che la forza del Consorzio sta anche nell’opportunità di offrire uno scambio costante e di mettere a disposizione delle proprie imprese il know-how di questo settore?

La forza del Consorzio sta soprattutto nella possibilità di affrontare i problemi in gruppo, anziché da soli: da una parte, ha il vantaggio di far confrontare più restauratori, che vengono da esperienze differenti, dall’altra, quando si muove per reperire un finanziamento, ha il vantaggio di muoversi a nome e per conto di un gruppo di imprese e quindi di riuscire ad acquisire più informazioni, oltre che più peso politico, a seguire le procedure con maggiore competenza – potendo permettersi una serie di professionalità dedicate, che invece per la singola impresa sarebbero un puro costo – e a lasciare così che l’impresa curi soprattutto gli aspetti tecnici del lavoro.

Per far rivivere alcuni monumenti della nostra città abbiamo raccolto finanziamenti da privati, attraverso attività a carattere pubblicitario, soprattutto nei casi in cui l’amministrazione pubblica non aveva i fondi necessari per sostenere i costi dei lavori: è avvenuto, per esempio, per i Portici di San Luca e dovrebbe verificarsi anche per il restauro di altre importanti opere in città.

Al vostro interno è nato anche un consorzio specificamente dedicato al restauro?

Sì. Il Cires Bologna, Consorzio di Imprese Artigiane Edili e di Restauro, è nato in realtà nel 1964 ed è costituito da imprese con un’enorme tradizione – non a caso sono nate dal Cires le prime grandi scuole di restauro –, che operano soprattutto nella provincia e che hanno da sempre conferito particolare lustro al Cipea, grazie a lavori di restauro importanti, come quello del Museo Morandi o del Nettuno del Giambologna. Anche se in passato si è trovato in difficoltà, quando il mercato ha risentito del taglio ai finanziamenti per le attività di restauro, oggi il Consorzio ha ripreso slancio e sta riguadagnando spazio sul mercato.

Il Cires ha anche il compito di avvicinare il mondo degli artigiani al mondo pubblico: ancora oggi esistono diverse imprese artigiane con un’elevata competenza a livello tecnico, ma che devono essere affiancate da un punto di vista amministrativo. Per fare un esempio, anche gli infissi dell’Archiginnasio devono essere restaurati, ma difficilmente un falegname, che magari ha le abilità tecniche per svolgere il lavoro, ha anche le competenze burocratiche e amministrative di cui avrebbe bisogno per presentarsi a una gara d’appalto. Quindi noi, attraverso il Cires, consentiamo, anche alle piccole imprese artigiane di restauro, di lavorare e di valorizzare così la loro preziosa esperienza.