INTERNET E LA SCRITTURA

Qualifiche dell'autore: 
presidente dell'Associazione Il secondo rinascimento di Bologna

L’esperienza della rivista “La città del secondo rinascimento” è importante perché consente a chi opera nei vari ambiti della cultura, della scienza e dell’impresa, esplorati di volta in volta dal dossier, di incontrarsi e di avviare dispositivi di collaborazione in cui ci sia interlocuzione, ci sia, cioè, uno scambio di parola che porti alla conclusione e alla soddisfazione per ciascuno. In altri termini, c’è modo di affrontare, in questi incontri, la questione della comunicazione finanziaria. Non ogni comunicazione può risultare attinente alla finanza. Quando la comunicazione può dirsi finanziaria? Quando è efficace al punto da giungere a concludere qualcosa. Quando, nello scambio di parola, le cose prendono un altro verso, inaspettato, inaudito, e giungono a farsi e a compiersi. Questa istanza di conclusione, per la cifrematica, è la finanza, con cui si giunge alla scrittura delle cose. La scrittura è quel che resta di ciò che si fa e giunge al malinteso, ovvero all’intelligenza delle cose, per l’intervento del tempo: il tempo dell’occorrenza, in cui c’è ascolto e intendimento; il tempo in cui esistono l’industria e l’impresa della parola. Ecco, allora, la questione: quale finanza, quale scrittura e quale impresa con Internet? Sono domande essenziali perché il fare e la comunicazione si dirigano verso la qualità. Si tratta, in altri termini, di “come” comunicare, e non di “che cosa” comunicare, che riprenderebbe una mitologia ontologica e ideologica. Si ripete, e giustamente, da parte degli addetti al settore più sensibili, che Internet è solo un utensile, che affianca gli altri di uso più consueto. In quanto utensile, anche se un po’ più sofisticato, non solo lascerebbe in sospeso la questione dei contenuti (il “che cosa”), ma non risolverebbe affatto la questione del modo in cui comunicare questi contenuti. E, tuttavia, capita di ascoltare, tra coloro che operano commercialmente in questo ambito, l’idea che il mondo sia tutto lì, sia tutto in Internet: sei visibile, sei presente, insomma “ci sei” solo se sei in Internet. C’è una certa euforia per il mezzo, per le sue garanzie di presenzialismo e di visibilità, per le sue promesse di diffusione dell’informazione e di velocità del guadagno, che pone qualche questione. A costoro la carta stampata appare desueta come veicolo pubblicitario: affermano che non “tira” più come una volta. Ma la quantità delle informazioni proposte in Internet, la facilità con cui vi si accede, l’ampiezza della loro diffusione, non sono tout court indice di qualità. La questione non è opporre un mezzo all’altro, ma è quella dell’integrazione. Le cose differenti e varie che ciascuno incontra nell’esperienza, perché siano un arricchimento dell’esperienza stessa, richiedono l’integrazione, richiedono cioè di esistere nella loro combinazione (non nell’unità, che equivarrebbe a espungerne la differenza e varietà per comporle in un unico sistema, né nella frammentarietà, che non terrebbe conto della loro specificità). L’utensile, dunque, nell’integrazione, segue la procedura, nel senso che trova un uso insolito, un ab-uso, secondo l’occorrenza, e, soprattutto, non detiene il monopolio della riuscita, anche perché la riuscita non dipende dall’utensile. Alla riuscita si giunge facendo, ma facendo in direzione della qualità, in un dispositivo intellettuale. Perché ci sia scrittura occorre la mano intellettuale, quella che Armando Verdiglione ritrova nell’esperienza di Leonardo da Vinci, ovvero l’intersezione dell’arte e della cultura, del gioco e dell’invenzione, con il fare. Dunque, se con Internet c’è riuscita è perché, in qualche modo, questa mano intellettuale c’è, è perché gioco e invenzione trovano una combinazione pragmatica che porta al profitto. Un profitto, dice ancora Verdiglione, che non è il fine, né l’effetto del fare (come premio o ricompensa), ma si dà nella struttura dell’Altro, dell’infinito attuale, oltre ogni possibile immaginazione, attesa, speranza, rappresentazione e finalizzazione. Il profitto si rivolge al compimento del fare ed esige la scrittura del fare. È proprietà della scrittura pragmatica perché è ciò che resta di quel che si fa secondo l’occorrenza. Per questo e in quanto questa scrittura trova la sua punta nella lettura, è profitto intellettuale, profitto di vita.

Internet, dunque, è interessante come dispositivo pragmatico, finanziario, di comunicazione, di scrittura e di lettura, accanto ad altri, e richiede, per la riuscita e il profitto, la combinazione di cose che nulla hanno a che vedere con il progresso o il successo della tecnologia.