OCCORRE FARE QUALCOSA DI VERAMENTE NUOVO

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presidente API, Modena

Intervista di Anna Spadafora

Quali sono le attività che API Modena, in particolare con il Collegio Edili, svolge per dare un contributo alla cura della città, anche attraverso normative di cui l’Associazione si fa ente proponente?

Il Collegio Edili di Modena ha sempre fatto tesoro di un principio: è meglio proporre qualcosa, piuttosto che dire semplicemente ciò che non va. In questo senso ha sempre cercato di discutere e di essere a disposizione per qualsiasi tipo di dibattito che andasse nella direzione di migliorare la città, di trovare le risorse per fare qualcosa di nuovo. Modena ha una storia importantissima, però bisogna pensare al futuro. Penso che le generazioni future, quelle che vivranno fra cinquecento anni, non dovrebbero poter dire che nel ‘900, nel 2000, abbiamo costruito solo edifici minimalisti. Come noi oggi guardiamo con ammirazione le cattedrali medievali, le generazioni future dovrebbero trovare qualcosa di bello che sia stato inventato da noi. Purtroppo, le esigenze odierne sono solo quelle – ed è giusto che sia anche così – di aumentare la fruibilità dei servizi verso un numero sempre maggiore di cittadini. Tuttavia, occorre trovare le risorse anche per fare il resto, e su questo il Collegio Edili ha sempre investito molto.

Che cosa può dirci del rapporto del Collegio Edili con gli enti pubblici?

Il rapporto con le istituzioni modenesi è sempre stato improntato alla massima disponibilità e apertura e possiamo dire che, in particolare con l’amministrazione provinciale, siamo riusciti a fare cose egregie. Con il Comune di Modena, come maggior comune della provincia, abbiamo esplorato nuove forme di partenariato in diversi interventi che hanno permesso di recuperare aree della città a scopi residenziali, commerciali o culturali: cito fra questi Cittanova 2000, che dovrebbe ormai essere sul punto di decollare, e il recupero dell’area dell’ex AMCM, a ridosso del centro storico, dove sarà trasferito il Teatro delle Passioni.

Quanto conta il ruolo delle associazioni in quella che una volta veniva chiamata terza Italia, l’Italia delle piccole e medie imprese, in un momento in cui molti optano per la vendita alle multinazionali?

Le associazioni imprenditoriali dovrebbero avere un ruolo fondamentale nel creare una rete, un patrimonio di conoscenze diffuso e, quindi, nel far crescere culturalmente gli imprenditori, i quali sono prima di tutto cittadini e, in quanto tali, hanno sempre bisogno di migliorarsi. In questa funzione le associazioni possono essere la cerniera per la diffusione di conoscenza, fra le istituzioni, l’università e la base delle PMI. Così si garantisce il pluralismo economico, che vuol dire anche pluralismo democratico, perché le due cose sono inscindibili: il premio Nobel Amartya Sen, economista indiano del Massachusetts, dice che non può esserci economia se non c’è democrazia. Il modello delle associazioni delle piccole e medie imprese deve essere al centro dell’attenzione di tutti, proprio per garantire il pluralismo e proprio perché, in fondo, in tutte le crisi economiche, chi reggeva e non licenziava erano proprio le piccole e medie imprese. E proprio per questo possiamo anche dire – e qui andrò contro corrente – che è una moda quella di dover crescere a tutti i costi per poter competere: la piccola e media industria familiare, aiutata e supportata nel modo giusto e messa in rete, può essere veramente la risposta anche in termini d’innovazione, di ricerca e di formazione.

Il contributo del Collegio Edili alla formazione oggi è essenziale anche perché le competenze e le certificazioni richieste sono tante che la singola impresa non riesce a supportarle…

Senz’altro, e lo è sempre stato, perché il Collegio Edili di Modena fu uno dei primi, insieme all’Associazione nazionale, a credere – per quanto riguarda le certificazioni di qualità – nell’esigenza d’impostare un servizio ad hoc per accompagnare le imprese nei processi di qualificazione. Il Collegio Edili ha sempre cercato di destare l’attenzione degli imprenditori in anticipo, in modo che si trovassero preparati nel momento in cui certe azioni si sarebbero rese obbligatorie, e di seguire l’evolversi delle normative, che nel nostro settore sono quasi quotidiane. D’altra parte, sono normative che regolano il territorio, quindi, è abbastanza comprensibile che siano sottoposte a rigorosi controlli. Bisognerebbe però non esagerare con la produzione di normative – per non rischiare d’incentivare i furbi –, mentre occorrerebbe che i controlli fossero effettivi, non solo cartacei. La SOA, per esempio, la qualificazione in materia di lavori pubblici che ha sostituito il vecchio Albo Nazionale Costruttori, è ben al di qua degli obiettivi che si era prefissa.

Con la differenza che prima, per l’Albo Nazionale Costruttori, l’impresa spendeva trecento euro di marche da bollo all’anno, adesso, per una qualificazione SOA di certi livelli, ne spende trenta, quarantamila. In termini di velocità è sicuramente meno burocratizzata, ma sappiamo che ci sono alcuni organismi accreditati che non entrano nel merito delle questioni.

Quindi, quello che doveva essere un deterrente alla concorrenza sleale non lo è stato, non è cambiato niente.

C’è qualcosa che vuole aggiungere?

Se avessi la bacchetta magica, non dico che vorrei che facessimo qui una Valencia, città della scienza e della tecnica, ma mi piacerebbe che Modena avesse la capacità di buttare il cuore oltre l’ostacolo, di fare qualcosa di veramente nuovo, stimolando i giovani, i cervelli dell’architettura e dell’urbanistica a fare qualcosa che sia diverso da quello che è stato fatto fino a oggi. L’API, sette anni fa, sposò una tesi del Comune di Modena: la Porta di Gehry, due enormi piloni in materiali ultramoderni che potessero diventare il centro per la riqualificazione di piazza Sant’Agostino, ricordando le vecchie mura in chiave moderna. L’API fece una campagna di sponsorizzazione attraverso i giornali e creò una raccolta di fondi per portare avanti questo progetto. Al di là del fatto che si poteva essere d’accordo o meno nell’accostare a un palazzo storico un monumento in tungsteno e titanio, è stata una provocazione che ha aperto un minimo di dibattito, ha fatto in modo che la gente incominciasse a interrogarsi. Sono questi gli stimoli che bisognerebbe offrire per preparare la Modena del 2300.