LA FERRARI DELLA SALUTE

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direttore generale del Gruppo Hesperia Hospital

Hesperia Hospital è un centro di richiamo per tutta l’Europa (nel 2004 i vostri risultati nella cardiochirurgia sono stati i migliori, tra pubblico e privato in Italia, e il primato è tuttora mantenuto). Non a caso è l’unica struttura privata nella nostra regione che partecipa al progetto “Mattoni” del Servizio Sanitario Nazionale…

Il Ministero della Salute ha avviato nel 2002 la progettazione e l’implementazione del Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS), con l’obiettivo di costruire strumenti di misura del bilanciamento tra qualità e costi. Da questo progetto è nata l’esigenza di avere, rispetto all’assistenza erogata sul territorio nazionale, dati classificati e codificati in modo omogeneo e metodi di misura uniformi. A questi elementi comuni è stato dato il nome di “Mattoni” del Servizio Sanitario Nazionale.

È chiaro che una struttura come la nostra – in cui non abbiamo mai aspettato che la qualità da garantire ai pazienti fosse un obbligo per esigerla a ciascun livello dei nostri servizi – è un riferimento quanto meno nazionale, soprattutto nella cardiochirurgia. Non dimentichiamo che siamo il secondo centro al mondo nella chirurgia dello scompenso per il rimodellamento cardiaco e presto partiremo con l’impianto delle valvole transapicali e percutanee. Tra parentesi, la Regione aveva previsto di destinare solo alcuni centri pubblici a eseguire questo tipo di prestazione che evita l’intervento chirurgico – laddove comporta un alto rischio per il paziente – perché la sostituzione della valvola avviene con metodo endoluminale. Ma se Hesperia è un riferimento in questo ambito è grazie all’investimento costante che distingue da sempre il nostro operato: in questo caso, l’investimento sta soprattutto nell’acquisto delle valvole, il cui costo non viene coperto dal SSN, e nella formazione dei nostri professionisti, che hanno già iniziato in Francia l’attività che presto sarà attivata in Hesperia con la presenza di operatori stranieri. È una novità importante, che richiede un grande investimento, ma la politica della nostra struttura, fin dal suo sorgere, in modo particolare per quelle specialità che sono in costante divenire, è stata quella di offrire le tecnologie e le procedure più avanzate al mondo, senza le limitazioni a cui, a volte, purtroppo, sembrano dover sottostare le strutture private, colpite dal punto di vista economico, già per il semplice fatto di essere remunerate con tariffe molto inferiori a quelle delle strutture pubbliche che per giunta sono finanziate senza alcun rapporto con l’attività sviluppata.

Ma l’investimento è ciò che consente a Hesperia di situarsi ai primi posti nella ricerca e nella formazione, grazie anche a uno scambio costante con università e centri di ricerca di vari paesi…

Sicuramente. Della nostra formazione si avvalgono sia i professionisti che lavorano con noi sia altri che prestano servizio nella rete del SSN. Cito un esempio recente, che ha coinvolto la nostra struttura nell’esigenza di utilizzare l’ECMO, una tecnologia di cui siamo dotati, assimilabile alla circolazione extracorporea, per la quale un paziente di Parma affetto da influenza A è stato trasferito a Monza, ignorando che noi siamo in possesso di questa tecnologia e delle professionalità per utilizzarle. Quando l’Ospedale di Baggiovara ne ha avuto bisogno per altri due pazienti, ha interpellato i nostri professionisti e tecnici che hanno affiancato i loro presso l’Ospedale.

Fin dall’inizio, Hesperia ha puntato ad avere tecnologie, organizzazione e personale qualificato con requisiti aggiuntivi rispetto ad altri ospedali privati, che le consentivano di essere classificata come struttura di fascia A. Questi requisiti vengono mantenuti non solo negli interventi di alta specialità, ma anche in quelli di routine: se, per esempio, un bambino si reca presso di noi per un semplice intervento di tonsillectomia, trova tutta l’assistenza necessaria in caso di complicazione, senza bisogno di essere trasferito in altre strutture. Ecco perché non si può equiparare, come oggi purtroppo spesso accade, una struttura dotata di requisiti avanzati, a disposizione anche per interventi di routine, con quelle che non eseguono interventi di alta specialità e non posseggono gli stessi requisiti.

Lei dirige l’Hesperia fin dal suo sorgere, da oltre venticinque anni, e sono molti ormai i manager di grandi gruppi italiani che si sono formati con lei. C’è un motivo particolare per cui ha scelto il settore della salute?

Un manager attivo in una struttura privata deve essere spinto da una vocazione, ma la mia storia nella medicina incomincia quando, come professore di Fisica, tenevo le mie lezioni a studenti delle Facoltà di Medicina e di Scienze dell’Università di Perugia. Dal 1973, ho lavorato a fianco dei medici, essendo fra i primi, se non il primo, in Italia a utilizzare il sistema computerizzato per il quale ho elaborato il modello matematico per la dosimetria nella radioterapia. Nonostante si svolgesse nella parte più triste dell’attività del medico, la cura dei malati oncologici, quando i risultati non erano quelli di oggi, il mio lavoro mi è servito a conoscere l’organizzazione sanitaria e a pensare un modello organizzativo – mutuando le mie conoscenze dei modelli organizzativi di altri settori a me noti – che si è rivelato molto valido.

Il primo slogan adottato con i soci di allora, ma che rimane valido per quelli attuali, è stato: la qualità vince, nella sanità bisogna fare qualità. E il primo obiettivo è stato quello di dare, nelle attività in cui Hesperia era presente, oggi quasi tutte, un servizio che fosse completo: dalle tecnologie meno sofisticate perché tradizionali a quelle più sofisticate perché evolute.

Il secondo slogan – che mi ha ripetuto nel 1998 il futuro Premio Nobel del 2008 per

la Medicina Luc

Montagnier, nel corso di un Forum a Montecarlo – recita che tre sono le cose importanti in medicina: la diagnosi, la diagnosi e la diagnosi. Fare una diagnosi esatta significa avere gli strumenti per affrontare il problema. Il compianto socio Beppe Calori, che aveva la dote di essere semplice nelle cose complesse, ripeteva: “Se noi vendessimo automobili, dovremmo vendere Ferrari”. Chi deve acquistare una Fiat – senza nulla togliere alla Fiat – può farlo dal rivenditore sotto casa, mentre chi vuole acquistare una Ferrari deve recarsi in un paese come Maranello.

Questa è stata la nostra filosofia, che ci ha portato a essere conosciuti in tutta Italia per l’eccellenza di ciò che facciamo. Basti pensare che oltre il 50 per cento dei nostri pazienti in accreditamento proviene da altre regioni. C’è da dire che il Servizio Sanitario della nostra regione rimborsa per i pazienti residenti soltanto pochissime prestazioni: quelle di alta specialità della cardiologia medico chirurgica e toraco-vascolare, fino al raggiungimento del budget assegnatoci per tale ambito, e quelle relative a poche non alte specialità come l’oculistica, l’urologia, l’ortopedia e qualche attività ambulatoriale, all’interno delle quali si fanno poi ulteriori scelte che privilegiano l’oncologia; dell’urologia si sceglie per esempio esclusivamente l’urologia oncologica, per cui si potrebbe cadere in contraddizione quando la cura di un paziente con una patologia prostatica, per esempio, non può essere effettuata perché, non trattandosi di un tumore, non è rimborsabile dal Servizio Sanitario.

È un peccato che i cittadini di Modena siano esclusi dalle cure di una struttura all’avanguardia come la vostra…

È un peccato, ma anche uno spreco. Noi lo constatiamo quando i pazienti di Modena si recano fuori provincia, in strutture in cui lavorano i professionisti di Hesperia, dopo che si è esaurito il budget destinato a noi. Poiché l’U.S.L. di Modena rimborsa le prestazioni alle strutture in cui i pazienti si recano per essere seguiti dai nostri professionisti, dobbiamo concludere che il vantaggio è nullo. In compenso, lo svantaggio è enorme, soprattutto per i pazienti, che in alcune di queste strutture non trovano la stessa sicurezza di Hesperia che è di fascia A, devono affrontare i disagi degli spostamenti, tra l’altro insieme ai familiari che li seguono, e anche la loro tranquillità si riduce, essendo operati in una città in cui il professionista non è residente e non può intervenire immediatamente nei casi in cui insorge qualche complicanza.