L'ARTE E LA CULTURA PER LO SCAMBIO INTERNAZIONALE

Immagine: 
Qualifiche dell'autore: 
cifrematico, psicanalista, direttore dell’Associazione Culturale Progetto Emilia Romagna

Il dibattito La Cina, l’Italia: arte, poesia, scrittura (Modena, 16 febbraio 2010) è un’occasione straordinaria che testimonia dell’incontro fra due civiltà. Da oltre vent’anni, Shen Dali e Dong Chun contribuiscono agli scambi fra oriente e occidente, attraverso la poesia e l’arte, e pubblicano testi di grande interesse attorno ad artisti italiani ed europei. Nella collana “L’arca. Pittura e scrittura” della casa editrice Spirali – la stessa che ha appena pubblicato il catalogo di Roberto Panichi, pretesto di questo loro viaggio in Italia –, è uscita la loro lettura di Henri Matisse, Alfonso Frasnedi e Antonio Vangelli.
Ma, per dare un’idea di quanto il contributo dei due Autori sia essenziale per l’incontro fra l’arte, la poesia, la scrittura e le civiltà, prendiamo, per esempio, l’opera intitolata Case, in cui gli Autori notano la portata della casa in varie culture: “Ecco la casa di Roberto Panichi, un edificio più irreale che reale; non una casa di bambola ma una costruzione dalle composizioni immaginarie, che si avvicina al labirinto di Creta o alla Torre di Babele di Pieter Bruegel. […] Per Mohammed Dib, poeta algerino di lingua francese, la sua Maison de Natyk è un rifugio dell’anima araba, aperto a chiunque venga da lontano: ‘Sedersi / come uno sconosciuto / posare le mani / sul tavolo / con lo sguardo / semplicemente / chiedere asilo / e permesso… / Non dire / chi si è / da dove si viene / né per che cosa / riservare la parola / ad altro / e mettere la propria sedia / alla finestra’. In Cina, Wang Wei, poeta pittore della dinastia Tang, preferiva vivere nella sua casa di campagna in cima a un fiume. […] Se Wang Wei provava un amore buddista per la casa di famiglia, il suo contemporaneo Du Fu si mostrava già umanitario. Questo Victor Hugo cinese ante litteram parlava con emozione della miseria dei contadini poveri e esprimeva il suo grande ideale collettivistico nei versi Il vento porta via il tetto della mia casa: ‘All’ottavo mese, in pieno autunno, il vento mugghia cattivo. / Strappa i tre strati di paglia del mio tetto. / La paglia vola al vento, attraversa il fiume e si sparge sulle rive… / la pioggia cade simile a corde di canapa senza fine. / Dalla guerra, non riesco più a dormire. / Quando finirà la notte inzuppata che non smette di piovere? / Bisognerebbe costruire una casa con diecimila camere / tutta la povera gente intirizzita abiterebbe lì, contenta. / Vento, gelo, grandine, la casa solida come una roccia. / La vedrò costruita un giorno quella casa?’. Ci si chiede se la casa fantastica del pittore Roberto Panichi possa prendere, un giorno, la dimensione in cui ‘tutta la povera gente abiterebbe contenta’”. Attraverso l’incontro fra la poesia di un autore algerino e due autori cinesi e l’opera di un artista italiano, troviamo un contributo ai problemi che vivono le genti di regioni e epoche differenti. Inoltre, è interessante la citazione di Mohammed Dib, perché evoca un modo di vivere la casa “da sconosciuti”, che dissipa l’idea di padronanza comunemente associata alla casa e c’invita a considerarla come qualcosa che non ci appartiene e che non possiamo possedere, qualcosa in cui siamo ospiti. La casa propria giunge al valore solo nel momento in cui anche il cosiddetto proprietario è ospite. Del resto, Freud notava che “l’Io non è padrone in casa propria” e Machiavelli che “il possesso rovina”.
Questo esempio illustra un incontro che va al di là dei luoghi comuni e degli stereotipi, che vedono il pericolo giallo dappertutto e che sono pronti a etichettare e a definire gli umani come cinesi, africani, italiani, come portatori di un’identità che racchiude e limita ognuno nei confini ristretti di una categoria. Al di là dei luoghi comuni e degli stereotipi e nonostante la differenza incolmabile, la Cina e l’Italia possono incontrarsi. E noi non siamo qui per trovare le similitudini, ma per ascoltare ciò che si produce come differente e vario nella cultura, nella letteratura e nell’arte, in Cina, in Italia e in Europa. D’altronde, l’arte e la cultura sono le basi dello scambio, e non c’è trasformazione economica o politica senza trasformazione culturale. Soltanto a partire dall’incontro e dall’ascolto, l’Altro non è il nemico e non è rappresentato come positivo o negativo, per cui c’è la chance d’incontrare ciascuno per quel che dice e per quel che fa, non per quel che è o non è, ha o non ha. Per secoli ha dilagato la dittatura del luogo comune, del discorso occidentale che ha posto l’accento sull’essere o sull’avere. L’incontro, invece, avviene solo sulla base della parola, sulla base di ciò che ciascuno dice e fa.Questo è il valore straordinario dell’incontro con Shen Dali e Dong Chun, la cui opera va al di là di ogni censura. A questo proposito, dobbiamo ringraziare l’editore Spirali, che consente la pubblicazione di libri che non rientrano in un’ideologia, in una propaganda o nell’interesse di poteri forti, di destra o di sinistra che siano. Sono rare le case editrici che consentono che ciò avvenga, in contrasto con la più forte forma di censura, in Cina come in Italia, che è senz’altro quella di giudicare un libro in base alla sua possibilità di essere venduto a un largo pubblico. Certamente non si può paragonare la censura praticata in Cina con la libertà di stampa di cui gode l’Italia, ma l’intellettuale nel nostro paese deve fare i conti con editori secondo cui alcuni libri sono “difficili”, non sono per il pubblico di massa e, quindi, non sono da pubblicare. L’incontro fra Shen Dali, Dong Chun e l’Italia attraverso la casa editrice Spirali testimonia anche dell’audacia da parte di un editore e da parte di chi, come autore e come lettore, contribuisce allo scambio fra civiltà, senza limiti e pregiudizi soggettivi o collettivi.