ITALIA E CINA: INCONTRARSI PER CAPIRSI MEGLIO

Qualifiche dell'autore: 
scrittrice, giornalista del “Nouvelles d’Europe”, Parigi

Vivo a Parigi da oltre dieci anni e constato che l’immagine della Cina in occidente non è ancora molto favorevole. Della Cina si afferma in maniera affrettata che è un paese chiuso e senza libertà, che vive ancora nella miseria ma che, nei settori in cui si sviluppa, rappresenta una minaccia.

Allora, voglio dire qualcosa perché le nostre culture, proprio in quanto molto differenti fra loro, hanno la necessità di capirsi meglio. Se ci pensiamo, il popolo cinese è come quello di Modena: cerca la felicità. Trent’anni fa, all’epoca della rivoluzione culturale, la Cina viveva nella miseria, ma oggi, grazie a un prodigioso sviluppo economico, la vita è migliorata. Eppure, se dapprima l’occidente si è trovato davanti a un popolo povero che considerava una minaccia per il timore che lo invadesse alla ricerca della ricchezza, oggi alcuni occidentali temono che i cinesi, ormai un po’ più ricchi, possano scatenare una nuova invasione a caccia di fabbriche e palazzi storici da acquistare. Questo dimostra che, nell’incontro, i problemi e le contraddizioni sono inevitabili.

Allora, come fare? Ciascuno deve restare nel proprio paese o bisogna incontrarsi e cercare di capirsi meglio? Sulla base delle mie esperienze, penso che la seconda sia la strada giusta. Questa è la ragione per cui Shen Dali e io lavoriamo da oltre dieci anni con la casa editrice Spirali, soprattutto scrivendo saggi per la collana “L’arca. Pittura e scrittura”, nonostante per noi non sia facile, perché non ci basiamo sui canoni della critica d’arte, ma semplicemente portiamo il nostro sguardo e il nostro punto di vista di orientali. Allora, possiamo dire che quella che s’instaura con gli artisti intorno ai quali scriviamo è una conversazione, e dobbiamo ringraziare la casa editrice Spirali, che ci permette di conoscere meglio l’occidente: attraverso lo studio delle opere di Roberto Panichi, di Alfonso Frasnedi, di Antonio Vangelli e di altri artisti della collana, abbiamo imparato molto.

Leggendo ciò che scriviamo nei cataloghi e nei libri d’arte, sarete sorpresi nel constatare quanto il mondo orientale e cinese sia diametralmente opposto a quello occidentale. È emblematica a questo proposito la recente visita che Shen Dali e io abbiamo fatto a Verona, alla casa di Giulietta, adibita anche a esposizioni temporanee: fra le opere esposte, c’era la statua di una bella donna nuda, in una posizione seducente, con un teschio ai piedi. Per uno spettatore cinese, questa immagine potrebbe essere scioccante, prima di tutto perché i canoni di bellezza cinesi non prevedono che una donna mostri qualcosa di più di una parte del seno e poi perché non troverebbe il motivo per il quale debba esserci un teschio ai piedi di una donna nuda. In Cina, c’è un profondo rispetto per la morte, il colore che rappresenta la morte è il bianco, che per voi è il colore della sposa, mentre per noi è il rosso; quando muore qualcuno, tutti i familiari devono essere vestiti di bianco dalla testa ai piedi e, solo sulla punta delle scarpe, si mette un piccolo pezzo di stoffa rossa. I cinesi considerano la morte e la nascita due avvenimenti positivi della vita: prima della morte c’è la vita, prima della vita c’è la morte, sono due conseguenze naturali l’una dell’altra.

La Cina è una grande nazione che ha la propria cultura. L’Europa ha una cultura basata sul cristianesimo e considera la Genesi il libro della creazione del mondo. Per i cinesi non esiste un dio e al posto di dio c’è il cielo, la grandezza è nel cielo, e tra il cielo e l’uomo esiste una relazione armoniosa. La filosofia cinese è basata sull’armonia dell’uomo con la natura, rappresentata attraverso il cielo.

In occidente si sente parlare del Tai Chi soprattutto come ginnastica, ma per noi nel Tai Chi non si tratta solo di gesti delle mani, delle gambe e del corpo, in esso c’è il soffio del cuore che segue tutti i movimenti: chi ascolta il soffio si sente vivo e i suoi gesti rotatori formano l’armonia; attraverso questi gesti di rotazione, viene espulso il soffio cattivo e alimentato quello buono. Questa filosofia è applicata anche nella medicina tradizionale cinese di cui è nota la branca chiamata agopuntura, una pratica in cui, chi ha il mal di testa, per esempio, anziché avvalersi del solito farmaco, applica una piccola puntura in un determinato punto del corpo; per avere sollievo dal mal di stomaco, invece, consiglio di premere molto forte nell’incavo del polso. In occidente c’è la scienza, ci sono le apparecchiature che permettono di vedere i microbi, mentre in Cina non abbiamo i microbi, pratichiamo l’agopuntura, che in Europa è stata introdotta da un francese che si è diplomato in Cina, George Soulié de Morant, di cui ho conosciuto la figlia.

Questo per dire che la filosofia dell’armonia è un’idea globale, perché il corpo umano è un insieme, non è fatto di elementi isolati, non si può curare la testa pensando che sia separata dal resto del corpo. L’uomo vive nella natura ancora oggi e se assistiamo alle catastrofi climatiche e all’inquinamento è perché l’uomo devasta la natura, dimenticando che nel nostro universo egli è soltanto un piccolissimo elemento. Ma per i cinesi è necessario rispettare la natura, seguire la rotazione della natura e il ritmo delle stagioni.