INNOVAZIONE COSTANTE, NON RIMEDIO ALLA CRISI

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presidente di Lameplast Group

Dal rapporto di giugno sull’indagine svolta da Confindustria su un campione di cinquecento aziende è emerso che i risultati migliori negli ultimi difficili tre anni sono stati registrati da quelle che avevano investito, da dieci anni a questa parte, in ricerca, innovazione e formazione. Un investimento che è sempre stato in cima alle priorità del Gruppo Lameplast, fin dal 1976, anno della costituzione della prima consociata…
Se l’imprenditore ha un progetto e un programma, la ricerca è un’attività quotidiana, che dà i suoi frutti costantemente, quindi anche nei momenti di difficoltà. Non è un rimedio alla crisi, ma una sensibilità che si esercita giorno per giorno verso il miglioramento dei prodotti e dei processi. E anche la formazione di personale in grado di portare avanti il programma dell’azienda richiede anni in cui si vagliano i talenti dei collaboratori e si scommette con loro sui risultati da raggiungere.
Quello che abbiamo potuto constatare nella nostra esperienza ultratrentennale è che la qualità paga sempre, soprattutto a lungo termine. Purtroppo, anche nel nostro paese, non esiste una normativa che tenga fuori dal mercato quelle aziende che lavorano nella più assoluta approssimazione o addirittura in condizioni drammatiche, con tutte le implicazioni e i danni che possono conseguirne per i clienti, magari attratti dal prezzo più basso.
Non è un caso se il vostro Gruppo è partner delle più importanti multinazionali dei settori farmaceutico e cosmetico: la vostra non è mai stata una politica del prezzo più basso, ma della qualità più alta…
Quando un nuovo cliente si avvicina al nostro Gruppo, non è sempre immediata la sua percezione del valore aggiunto che possono avere i nostri prodotti e servizi e tende a chiedere sconti sul prezzo. Ma quando visita le nostre strutture e si rende conto della differenza tra il nostro modo di lavorare e quello di chi trascura la qualità, quando capisce che insieme possiamo trovare nuove soluzioni per portare avanti i suoi progetti, allora ci ringrazia della collaborazione che possiamo offrirgli.
Nelle sue interviste pubblicate sul nostro giornale (consultabili sul sito www.lacittaonline.com), abbiamo parlato spesso dell’importanza che ha sempre avuto il lavoro di squadra nel Gruppo Lameplast. Alcuni consulenti aziendali partono dal presupposto che l’obiettivo primario per un imprenditore debba essere quello di creare e mantenere l’armonia all’interno di un team, ma nella sua esperienza che cosa è stato prioritario, in che misura la squadra si costituisce intorno agli obiettivi da raggiungere, che diventano motivi di affiatamento e consentono di evitare i conflitti?
Per formare una squadra vincente, l’imprenditore prima di tutto deve capire chi fra i collaboratori ha ambizione e potenzialità di crescita, chi può dare un contributo al progetto e al programma dell’azienda. Una volta stabilito un traguardo e il team che lavorerà per raggiungerlo, giorno per giorno, si creano le condizioni perché i componenti del team cooperino fra loro fino a diventare quasi una persona sola. Anche se le discussioni non mancano, se si deve raggiungere un risultato, occorre mettere da parte l’individualismo e puntare al risultato. La stessa cosa deve avvenire fra i vari team che lavorano simultaneamente nell’azienda: l’integrazione dei loro compiti è ciò che decide della riuscita dell’impresa nel suo complesso.
Poi ci sono collaboratori come Barbara Reguzzoni, dottoressa in Farmacia, che da sola è in grado di lavorare come un’intera squadra, valorizzando al massimo la funzione del marketing, come settore fondamentale per le scelte strategiche delle proposte con cui ci presentiamo ai nostri mercati attuali e futuri, sempre tenendo d’occhio le proposte dei nostri concorrenti in tutto il mondo.
Ma, per tornare ai meriti di quelle imprese che hanno mantenuto la rotta in questi anni, vorrei dire che oggi nel nostro paese non si fa altro che scoraggiare chi vuole investire per il futuro della società. E i nostri politici non si vergognano di avere prodotto un debito pubblico fra i più alti al mondo e di non riuscire, dopo tanti anni, a stabilizzare il paese, a rinunciare ai privilegi e a eliminare gli sprechi per recuperare risorse indispensabili per la ricerca e lo sviluppo. Da questo punto di vista dovremmo imparare dagli Stati Uniti, che accolgono i cervelli, favorendo la crescita di aziende d’eccellenza. Dal nostro paese, invece, che vanta millenni di cultura e storia, i cervelli sono costretti a fuggire. E i nostri politici che cosa fanno? Litigano, facendoci credere che lo fanno per il nostro interesse. La realtà è che, una volta giunti a Roma, non si preoccupano più del loro paese, della loro regione e delle nostre imprese.
L’imprenditore non ha nessun sostegno: quando investe e riesce è un bravo cittadino che crea posti di lavoro, quando è in difficoltà, viene lasciato solo e a nessuno interessa più quello che ha costruito. Se poi è costretto a chiudere, sono sempre gli operai che dovranno pagare il prezzo più alto, con la perdita del posto di lavoro.