UN INVITO ALL’UMILTÀ

Immagine: 
Qualifiche dell'autore: 
giornalista pubblicista

“Come rivoluzionari voi aspirate a un padrone. L’avrete”, dice Lacan nel Rovescio della psicanalisi. È stata questa frase la chiave di lettura iniziale che mi ha permesso, dopo vari tentativi falliti, di riuscire a leggere con qualche frutto il libro di Sergio Dalla Val In direzione della cifra. La scienza della parola, l’impresa, la clinica (Spirali), che già dal titolo sembra un po’ ostico.

L’invito di Dalla Val a presentare il suo libro mi ha rinnovato una vecchia sfida: avevo lottato con Jacques Lacan quarant’anni fa. Il suo commento a La lettera rubata di Edgar Allan Poe è rimasto sempre uno scrigno chiuso per me e, alla sua morte, l’articolo di Guido Almansi su “La Repubblica” – dove diceva che non aveva mai capito niente neppure lui e che quindi forse era tutto una presa in giro – mi aveva sollevato infine dalla frustrazione, permettendomi di accantonare il discorso.

Oggi, per la stima che ho nei confronti di Sergio Dalla Val, ho deciso di cogliere di nuovo la sfida. Pensavo che, con trent’anni di letture e saggezza in più sulle spalle, sarebbero bastati un po’ di pazienza e applicazione per riuscire finalmente a capirci qualcosa. Invece sono rimasta sconfitta ancora una volta: dopo quaranta pagine, ero pronta a rinunciarci di nuovo. Mi ha convinto in extremis a non mollare la testimonianza di un’amica, la quale mi ha detto di avere tratto un tale profitto dai corsi di cifrematica da essere dispiaciuta per non averla cominciata prima. Secondo lei, le cognizioni di cifrematica le avrebbero consentito addirittura di vivere “una vita più piena”. Questo mi ha indotto a riprendere ancora una volta il libro in mano, e questa terza e ultima volta sono riuscita finalmente a orientarmi, al punto da poter consigliare anche ad altri di cimentarsi in questo esercizio intellettuale.

Con Sergio Dalla Val avevo in comune l’interesse per i temi della libertà e dei metodi con cui si attua la deformazione della verità storica. Ho collaborato varie volte con lui, con i suoi soci della Libreria Il secondo rinascimento e con l’Università internazionale del secondo rinascimento, per invitare a Bologna dissidenti perseguitati da regimi dispotici: russi come Vladimir Bukovskij, presidente internazionale dei Comitati per le Libertà, di cui sono delegata per l’Emilia Romagna, cubani come Armando Valladares, Carlos Carralero, Armando De Armas e altri, di cui la casa editrice Spirali ha il grande merito di avere pubblicato testi che altrimenti non sarebbero usciti.

Sapevo che la cifrematica, per Dalla Val, era alla base di questa sua battaglia per la cultura della libertà, ma, come ho detto prima, non era nei miei programmi scoprire cosa c’entrasse. Invece, il suo libro mi ha permesso di capirlo. Contraddistinta dall’amore per la libertà umana, la cifrematica si oppone al controllo sociale e all’adattamento, alla psicologia di stato, alla sottomissione all’Ordine degli psicologi, alla medicalizzazione della società intentata dalla psichiatria, in una maniera diversa però da Psichiatria Democratica di Basaglia – col quale avrei da ridire –; si oppone all’unificazione ed è a favore dell’integrazione. Sono cose che una volta non avrei capito e che invece oggi dico con convinzione: non uniformazione ma adiacenza e libertà, perché l’uniformazione – e questo dovremmo capirlo secondo me sempre di più in questo momento storico – toglie libertà, in una maniera nascosta, difficile da percepire e che invece è essenziale individuare. La cifrematica è a favore della parola libera, originaria, e si oppone, in breve, al monopensiero, che si va imponendo in tutto il mondo, forse un po’ meno in Italia.

In un punto leggo che la psicanalisi, secondo Musatti, è stata troppo impegnata a difendersi dagli attacchi del marxismo e della chiesa. Non so cosa paventasse il marxismo, ma esplorare i timori della chiesa rispetto alla psicanalisi mi ha offerto uno dei varchi che mi hanno permesso di capire il libro di Dalla Val. Penso infatti che la chiesa avesse validi motivi per temere la psicanalisi, lo ammise lo stesso Freud, che disse: “La chiesa ci guarda con sospetto e ha ragione”.

Oggi risulta evidente che gli psicologi hanno da tempo sostituito i preti come consiglieri di vita e non per portare anime in direzione della morale cattolica, se non incidentalmente o occasionalmente. Però, ecco, la psicanalisi della cifrematica si muove in direzione contraria: la cifrematica non rifiuta i valori cattolici, anzi li promuove. Non so se questo sia voluto, ma di fatto vediamo che, essendo uno sprone al pensare e all’agire, la cifrematica richiama la parabola dei talenti e l’“Ora et labora” benedettino. E, ancora: è uno sprone all’ottimismo, alle virtù teologali della speranza, a non guardare indietro e a non abbattersi, alla virtù della perseveranza, all’ascolto e alla virtù della carità, all’apertura all’Altro che, fra l’altro, essendo scritto sempre con la A maiuscola, potrebbe anche voler indicare un riferimento alla Divinità. Qualità della vita, dice Dalla Val, in controtendenza con il monopensiero, non è sinonimo di benessere. Il suo “no” alla malattia, da cui il rifiuto della cifrematica a farsi terapeutica, è sia un’affermazione del libero arbitrio, sia un’apertura alla vita in qualunque forma. Col mettere al centro la parola originaria, respinge pure il materialismo. Infine, indirizza verso la virtù basilare e più difficile da raggiungere: l’umiltà.

A pagina 19, l’Autore scrive: “È pazzia non solo il reputarsi savio, ma anche lo stesso reputarsi, il preoccuparsi della propria reputazione, il pensare di sé questo o quello, il pensarsi in un modo o nell’altro”. Viene in mente l’aforisma di Shakespeare, quello che preferisco in assoluto: “Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido che invece crede di essere saggio”. Un invito non alla follia ma all’umiltà, che non è rassegnazione, ma libertà di pensiero e d’indagine. Un invito rivoluzionario, come rivoluzionario fu, ed è, il cristianesimo.