PRODURRE IN ITALIA PER INNOVARE CON LA GREEN ECONOMY

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presidente del Gruppo Termal, Bologna

Un’impresa italiana che sposta la produzione dalla Cina all’Italia è un evento che ha fatto notizia. Le condizioni per impiantare in Italia attività industriali, quindi, sono tornate ad essere attrattive per il gruppo Termal e per Wayel? 

Purtroppo, le barriere allo sviluppo imprenditoriale in Italia restano sempre più difficili da penetrare. Alta tassazione, burocrazia spesso inefficiente, rigidità del mercato del lavoro sono da sempre i principali nemici dell’impresa e continuano a rappresentare i maggiori ostacoli alle attività economiche. Sono ormai centinaia le imprese che ogni giorno chiudono e nei contesti difficili le criticità assumono rilevanza ulteriore. Tuttavia, anche l’attrazione da parte della Cina è fortemente diminuita. I costi sono aumentati, la valuta locale si è notevolmente apprezzata, rendendo meno competitive di un tempo le esportazioni cinesi. L’impresa è un’antenna molto sensibile della società e deve saper leggere e scrivere.

Cosa intende?

Sostengo da sempre che l’imprenditore ha una funzione sociale decisiva. È una figura indispensabile e insostituibile per garantire lo sviluppo e la creazione della ricchezza. L’imprenditore, quindi, deve leggere l’ambiente economico che lo circonda e deve saper scrivere ovvero agire, prendere le iniziative economiche conseguenti. 

Qualcuno l’ha definita visionario...

È una definizione che contrasta con il mio carattere estremamente pragmatico, ma forse esprime bene il proiettare il cuore oltre l’ostacolo. Quello che ho colto è lo spazio sempre più vasto che occupa la green economy e la necessità di interpretarla con l’innovazione e non certo con la decrescita. Alcuni anni fa la green economy era definita una grande opportunità per il nostro paese e oggi sta diventando una necessità per ridare speranze occupazionali, a fronte di un paese che ha costi crescenti come la Cina.

Così prende forma FIVE, l’ultima nata in casa Termal che rappresenta il ritorno dalla Cina delle bici elettriche Wayel, insediandosi a Bologna e interpretando la green economy con la forza dell’innovazione …

Five, acronimo di Fabbrica Italiana Veicoli Elettrici, è una start up innovativa e avvierà la produzione nel nuovo eco-stabilimento di 7.100 metri quadrati in costruzione nell’area dell’ex stabilimento Magli per produrre Solingo, il primo ciclomotore ad energia solare, realizzato in collaborazione con l’Università di Bologna, oltre alle biciclette elettriche a pedalata assistita Wayel. Lo stabilimento industriale è ZEB, anzi va oltre la direttiva europea Zero Energy Building, perché autoprodurrà energia rinnovabile non solo per le proprie esigenze di comfort abitativo, ma anche per la propria produzione industriale. Si tratta della prima fabbrica energeticamente autosufficiente in Italia. 

È sicuramente un bel progetto, ma l’azzardo della rilocalizzazione può rappresentare un ostacolo insormontabile. Non teme il fallimento dell’iniziativa?

È una sfida impegnativa, non un azzardo. Se analizziamo i fattori di successo di una iniziativa economica produttiva, constateremmo che risiedono in sei aree fondamentali: costi di produzione, logistica, ricerca, componentistica, energia, marginalità. Su questi aspetti dobbiamo soffermarci per valutare il fattore competitivo rispetto ad una produzione localizzata in Cina. I costi della materia prima sono infatti praticamente uguali in tutto il pianeta. Per abbattere i costi di produzione abbiamo scelto la strada dell’automazione spinta. Si produrranno, a regime, 35.000 veicoli all’anno, impiegando ventiquattro persone in produzione e quindici nei servizi amministrativi. Un vero record. La logistica ci è favorevole in quanto il mercato di principale sbocco è l’Europa, quindi siamo più vicini e potremo consegnare a costi più bassi. La ricerca è avvantaggiata dalla presenza di un’importante Università, che con Solingo ha dato prova di poter cooperare efficacemente anche con un’impresa. Non dobbiamo dimenticare che Bologna è stata capitale mondiale del motociclo per almeno trent’anni, dopo la seconda guerra mondiale. Questo DNA è sofferente, ma ancora presente e in grado di rientrare in una filiera tecnologica delle due ruote attraverso un terzismo laborioso e capace. Per quanto riguarda l’energia non temiamo confronti: lo stabilimento ZEB ci fornirà energia a costo zero. 

Infine, la marginalità è garantita da una produzione innovativa ad alto valore aggiunto. Sono fiducioso che Solingo diventerà una pietra miliare della nuova mobilità cittadina, e abbiamo tante altre idee in testa...