IL CONTRIBUTO DELL’ITALIA ALLA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

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ingegnere, imprenditore / presidente di TEC Eurolab Srl, Campogalliano (MO)

Il Governo ha annunciato, a Venaria il 21 novembre scorso, dieci azioni per favorire la quarta rivoluzione industriale (Industria 4.0) nel nostro paese. A partire dall’esperienza di TEC Eurolab, con clienti nei settori della meccanica e dell’automotive in cui l’innovazione è incessante, potete dirci in che misura potranno incidere tali tecnologie nell’industria e nella società dei prossimi anni?
Quando si parla di Industria 4.0, si fa riferimento a un insieme di nuove tecnologie destinate a trasformare radicalmente sia l’industria sia le nostre vite private. Spiccano particolarmente l’Internet of Things, l’Additive Manufacturing (costruzione additiva o stampa 3D), le Smart Factory e la Virtual Reality (dalla realtà aumentata alla realtà virtuale). Nell’epoca di internet e di Google, sarebbe riduttivo e superfluo riassumere rapidamente qui in cosa consistano queste straordinarie innovazioni che ciascuno può ricercare e approfondire in rete.
Per esemplificarne il carattere rivoluzionario, consideriamo il solo processo di Additive Manufacturing. Mentre i processi di produzione tradizionali comportano importanti vincoli sulla geometria dei pezzi producibili, l’Additive Manufacturing consente invece di realizzare oggetti solidi di qualunque forma attraverso l’aggregazione di polveri che vengono depositate strato per strato. Lasciando il vuoto dove occorre, si eliminano tutte le difficoltà delle lavorazioni tradizionali, a volte impossibili, nelle zone interne degli oggetti. I prodotti vengono realizzati più velocemente, con minore spreco di materiale e minor utilizzo di energia. Inoltre, una stampante 3D non richiede particolari riattrezzaggi e consente quindi un’estrema flessibilità di utilizzo. Con questa tecnica, Avio Aero produce già, qui in Italia, le pale in titanio-alluminio dei motori aeronautici. Senza considerare poi le stampanti domestiche per oggetti in plastica, già in vendita a poche centinaia di euro.
Le nuove tecnologie costituiscono una sfida anche per chi questi nuovi processi e prodotti deve controllarli. Anche per questo, già nel 2013, in TEC Eurolab ci siamo attrezzati con una tomografia industriale di ultima generazione e ciascun anno investiamo fortemente nella formazione di ingegneri specializzati nell’analisi dei nuovi materiali e processi.
Il dibattito è molto acceso anche sugli effetti economici e sociali di queste tecnologie…
Occorre prestare attenzione. Le innovazioni che costituiscono questa nuova rivoluzione industriale non garantiscono automaticamente benessere e lavoro per tutti, anzi. Nelle cosiddette fabbriche intelligenti, già in funzione in molti ambiti, come per esempio nel settore ceramico, un’intera linea di produzione continua può essere gestita da tre uomini e da una squadra di robot. Andando in questa direzione, sfumerà gradualmente il concetto tradizionale di forza lavoro e si rischierà una sempre maggiore polarizzazione delle responsabilità e delle attività lavorative.
In questo nuovo modello teutonico (non dimentichiamo che il termine Industria 4.0 è stato coniato nel 2011 proprio in Germania), i pochi tecnici specializzati, inventori, programmatori e dirigenti in grado di progettare nuovi prodotti e processi saranno affiancati dai molti lavoratori ausiliari che si limiteranno a eseguire operazioni standard, automatiche e automatizzabili. Operazioni che nell’arco di alcuni anni potranno essere svolte, meglio e più efficientemente, da robot e software adeguatamente programmati.
Ma già questo è noto e non dipende da noi. Non è né possibile né sensato opporsi a questo processo in difesa dell’attuale paradigma socioeconomico. Non ne abbiamo alcuna padronanza: le teorie di decrescita felice sono miopi e infantili. Compito degli intellettuali, cioè di ciascuna persona che si cimenta e si interroga intorno alle questioni nodali del nostro tempo, non è la negazione ma l’analisi e l’elaborazione dei nuovi elementi. Questa rivoluzione avverrà comunque ma, affinché si declini in un arricchimento culturale e dello stile di vita, è essenziale che la persona rimanga al centro delle agende industriali e politiche. Progresso non può significare benessere di pochi, disperazione di altri e una vita sterile, priva di opportunità, per la grande maggioranza delle persone.
Accanto allo sviluppo della scienza e della tecnologia, occorre quindi incentivare e favorire il pensiero, la parola, la cultura e l’arte, perché il valore intellettuale dell’uomo è insostituibile. Così, se da una parte la nostra società avrà bisogno di ingegneri e tecnici sempre più specializzati, e si ridurrà la domanda di operai generici, dall’altra dovrà promuovere maggiormente la formazione di personale preparato nell’area del welfare e dei servizi alla persona, perché non saranno molti gli anziani che preferiranno un robot a una gentile signora o i genitori che affideranno volentieri l’istruzione dei loro figli a un software.
Possiamo dire che il contributo dell’Italia alla quarta rivoluzione industriale stia proprio nell’intersezione fra scienza e arte, cultura e industria?
Se le attività standard e automatizzabili saranno svolte da computer e robot, ciò di cui gli uomini dovranno interessarsi saranno proprio le attività intellettuali. In Italia, paese di Leonardo, Michelangelo e delle botteghe rinascimentali, è essenziale valorizzare quanto di intellettuale c’è in ciascuna esperienza, anche nelle attività manuali. E questa è una chance straordinaria, difficilmente pensabile altrove, dove idee imperialistiche soffocano il rinascimento.
Occorre però che ciascuno accolga la sfida e ne assuma la responsabilità, senza delegare ad altri la direzione della propria vita. Ciascuno deve interrogarsi su quanto c’è di intellettuale nelle attività che svolge. Potrebbe eseguirle un robot ora o fra vent’anni? Qual è il contributo specifico che la sua intellettualità apporta? In che modo può rilanciare il proprio intervento in direzione dell’unicità? Rinunciare a queste domande è rinunciare alla vita.