Paolo Moscatti

  • Prima di scrivere La mia bussola. L’amicizia, la famiglia, l’impresa (Spirali), temevo che la storia di un piccolo imprenditore non interessasse a nessuno e che il libro potesse finire nella miriade di pubblicazioni che occupano gli scaffali delle librerie per qualche settimana e poi vengono dimenticate o peggio portate al macero. Per questo, sollecitato dalle domande di Anna Spadafora – che mi ha assicurato che la casa editrice Spirali pubblica soltanto libri con uno spiccato interesse culturale –, mi sono impegnato a evitare di dare spazio a qualsiasi inutile

  • A proposito del tema di questo numero del giornale, L’occasione, quante occasioni d’incontro, di scambio, di crescita e di sviluppo promuove TEC Eurolab, se pensiamo che in un anno esegue circa 25.000 test per oltre 1300 clienti, di cui è partner di riferimento nei controlli sui materiali in settori come l’automotive, l’aeronautico, l’aerospaziale e il biomedicale? E quante attività culturali e formative sponsorizza e organizza, all’interno e all’esterno dell’azienda, che sono altrettante occasioni per chi le frequenta? A partire dalla sua esperienza, cosa può dirci

  • Proprio nel momento in cui l’economia si sta risollevando dalla crisi innescata dall’emergenza sanitaria, le imprese non trovano lavoratori. Per aprire un dibattito intorno a tale questione, dedichiamo questo numero al tema Il lavoro, l’industria, la città. Che cosa può dirci in proposito, anche in qualità di presidente di Alpi e di Eurolab, rispettivamente, l’associazione nazionale e quella europea dei laboratori di testing?

  • Leggendo il suo libro appena pubblicato da Spirali, La mia bussola. L’amicizia, la famiglia, l’impresa, s’intende che non bastano i numeri riportati nel conto economico per definire il valore di un’impresa, occorre capire quali sono gli indici della sua riuscita, analizzando i suoi flussi, ovvero la sua influenza, non soltanto nel settore in cui opera, ma anche nella trasformazione incessante della città, della nazione e del pianeta. In che modo un imprenditore coglie gli indici della riuscita e della direzione?

  • L’attività del vostro laboratorio è un emblema del titolo di questo numero della rivista, La vita differente e varia, perché il vostro lavoro non è mai standard e ciascun collaboratore deve ingegnarsi per dare risposte specifiche, oltre che altamente qualificate, ai casi che i clienti dei settori dell’automotive, dell’aeronautico, del biomedicale e dell’automazione vi chiedono di analizzare. Quindi, un vostro collaboratore non può limitarsi a svolgere una funzione… Da noi il funzionario non “funziona”, anzi, ciascun collaboratore deve divenire frontiera di se stesso, deve

  • L’accezione comune di disturbo indica qualcosa che dev’essere eliminato, in quanto non funzionale alle attività che si stanno svolgendo. Eppure, non ci sarebbero l’invenzione e l’arte senza il disturbo, che impedisce ogni ordine prestabilito e ogni tentativo di padroneggiare la parola e il fare. In che modo lei constata il disturbo nella vita dell’impresa? La parola “disturbo” viene spesso utilizzata a sproposito e in ambiti molto differenti. Per esempio, alcuni chiedono scusa del disturbo appena si annunciano al telefono. Ma una telefonata non è un disturbo: intanto, sarebbe più

  • Perché nasce un’impresa? Si diviene imprenditori per inseguire un proprio sogno, un sogno che è anche di libertà, libertà di esprimersi, libertà di gestire gli orari e gli spostamenti e, anche se questo certamente vorrà dire più tempo da dedicare all’impresa, quello sarà un tempo “mio”, non dettato dal marcatempo, dalle regole o dalle consuetudini. Il divenire imprenditore contribuisce a trasformare il tempo di lavoro in tempo di vita: non ci sarà più alcuna barriera tra il tempo dedicato all’impresa e quello dedicato ad altro. Sfugge quindi all’idea di fine, a un’idea di sufficienza, a un

  • PAOLO MOSCATTI, presidente e socio fondatore di TEC Eurolab.
    Fin dai primi anni di attività, nelle sue interviste e nei suoi interventi a convegni culturali e associativi, lei ha enunciato la scommessa di valorizzare i talenti di TEC Eurolab, instaurando dispositivi di parola in cui il cervello dell’impresa non fosse un’esclusiva dell’imprenditore, ma derivasse dal confronto costante con i collaboratori, i clienti e i fornitori, in un processo narrativo incessante.

  • Mai come nell’emergenza, abbiamo la prova che il fare e la parola non sono in contrapposizione: le cose si dicono e, dicendosi, si fanno. Senza l’interlocuzione che ALPI (Associazione dei Laboratori, Organismi di Certificazione e Ispezione), di cui lei è presidente, ha instaurato con il governo, chi avrebbe certificato la validità e la conformità degli stessi dispositivi di sicurezza (DPI) che dovevano servire a contrastare la diffusione del Covid-19? Il DPCM 22 marzo 2020 si compone di due articoli e di un allegato che hanno sancito la chiusura delle attività produttive considerate

  • Oltre a essere presidente di TEC Eurolab, che ha fondato trent’anni fa insieme al suo socio Alberto Montagnani, dal 2018 lei è a capo dell’ALPI (Associazione Laboratori e Organismi di Certificazione e Ispezione) e, dal 2017, vice presidente di Eurolab, l’ente che riunisce le associazioni dei laboratori di ventisei nazioni europee. In che modo lei avverte l’esigenza di divenire interlocutore nei differenti ambiti della sua esperienza? A chi è considerato interlocutore è richiesta una funzione che non si limita alla capacità di essere fonte di informazioni il più possibile precise e