I ROBOT “GENTILI” PER I DELICATI PACKAGING ECOSOSTENIBILI

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ingegnere, general manager di Clevertech Group Spa, Cadelbosco di Sopra (RE)

In questo numero della rivista esploriamo il contributo che l’impresa può dare alla civiltà. Se, per esempio, consideriamo l’attenzione all’ambiente, Clevertech è andata sempre oltre le richieste delle normative cogenti in materia…

Noi perseguiamo da anni una politica interna di sostenibilità e educazione ambientale, diffondendo uno stile di vita attento alla dimensione della sostenibilità sotto svariati punti di vista tra cui operazioni quotidiane di riciclo dei materiali, che coinvolgono l’intera azienda.

Grazie all’installazione di 432 pannelli fotovoltaici in grado di produrre 109.00 Kwh a pieno regime, Clevertech è giunta a essere completamente autosufficiente. In questo modo riduciamo ogni anno le emissioni di CO2 per un valore totale di 58.000 Kg. Anche nel nuovo stabilimento di 13.000 metri quadri, che sarà inaugurato il prossimo anno, utilizziamo energia solare per l’80% del nostro fabbisogno e abbiamo predisposto venti postazioni di ricarica per auto elettriche, che abbiamo in programma di aumentare nei prossimi anni, fino a consentire ai nostri collaboratori una mobilità con auto full electric. Questo non solo per l’attenzione che nutriamo da sempre verso la salvaguardia dell’ambiente, ma anche perché l’ecosostenibilità è un requisito molto caro ai nostri clienti, le multinazionali che operano nei settori del food&beverage, dell’home care, del pet food e del personal care.

Inoltre, grazie alla collaborazione con Plant-for-the-Planet, progetto finalizzato alla creazione di iniziative volte a fermare il cambiamento climatico, abbiamo contribuito a piantare più di 8.000 alberi nella foresta dello Yucatán in Messico e nei prossimi anni ci porremo altri virtuosi obiettivi.

L’ecosostenibilità esige l’utilizzo di materiali utilizzati nel packaging, che diventano sempre più delicati da gestire. Questo, per chi come voi costruisce impianti di pallettizzazione automatica, comporta uno sforzo d’invenzione supplementare …

La tendenza del packaging è quella di eliminare sempre più la plastica, che non è amica dell’ambiente, e di favorire invece il recupero delle vecchie tecnologie, per cui il barattolo di metallo o di alluminio andrà a sostituire gran parte dei contenitori in plastica, soprattutto nel pet food, e per le bevande ci sarà un incremento dell’utilizzo del vetro. Anche il contenitore finale dei prodotti prima della pallettizzazione, il cartone, diventa più sottile in modo da ridurre gli sprechi di cellulosa. Ma, poiché le linee di produzione non diminuiranno certo la loro velocità, occorrono macchine sempre più “gentili” per proteggere un contenitore più delicato a contatto con una macchina più veloce. Per questo nelle nostre macchine abbiamo incrementato notevolmente il preconfezionamento nel layout finale di pallettizzazione con l’utilizzo di robot o di movimentatori che posizionano i cartoni in modo tale che quando arrivano al pallettizzatore non subiscano urti e non siano costretti a forti cambiamenti di direzione. Dieci anni fa non esistevano queste soluzioni integrate del fine linea e, quando il cartone arrivava al pallettizzatore, poteva sbattere contro gli spigoli o ruotare oppure andare dritto.

In che modo lei constata che l’impresa può essere definita esperienza civile?

Per vivere, l’impresa ha bisogno di costruire un tessuto di relazioni nella comunità in cui opera. Per esempio, in alcune aree industrializzate – come la Packaging Valley o la Motor Valley –, varie aziende mettono insieme le loro esigenze e i loro bisogni per raggiungere l’eccellenza in un settore.

Per questo un’azienda non è mai un’entità che possa essere trasportata in un’altra regione del mondo e ottenere gli stessi risultati. I collegamenti con gli enti pubblici, con la scuola, con le associazioni culturali e sportive devono essere coltivati perché sono linfe vitali di cui l’impresa si nutre per crescere e attraverso cui fa crescere il territorio in cui opera. Quando accade che un intero polo industriale venga smantellato in poco tempo, spesso non è per colpa del mercato, ma perché vengono a mancare queste relazioni vitali con l’ambiente circostante. Quindi la geolocalizzazione di attività industriali è molto complessa. Per questo noi non curiamo più soltanto le relazioni con il cliente, ma abbiamo l’assoluta necessità di farci conoscere sempre di più nel nostro tessuto sociale. Ecco perché le nostre sponsorizzazioni non sono più dirette al mercato in modo esclusivo, ma investono anche la scuola, il tempo libero, la cultura e lo sport.

Non a caso siete sponsor dell’AC Reggiana…

Siamo stati molto felici di avere contribuito a riportare la squadra in serie B e di vedere tanti giovani che seguono lo sport con entusiasmo, anche perché i giovani sono il futuro delle nostre aziende, in un’area in cui la carenza di manodopera qualificata ha raggiunto livelli allarmanti.

Va in questa direzione il contributo che avete dato con la vostra partecipazione come soci fondatori dell’ITS Maker…

L’ITS Maker è una risposta imprescindibile a questa situazione. I nostri istituti tecnici diplomano tutti gli anni migliaia di giovani, però l’industria locale ne ha bisogno per il triplo. È un problema serio che deve essere risolto al più presto.