METODI NATURALI IN AGRICOLTURA CONTRO LE MALATTIE DELLE PIANTE

Qualifiche dell'autore: 
docente di Patologia Vegetale alla Facoltà di Agraria, Università di Bologna consigliere comunale a Bologna

La difesa delle piante d’interesse sia agrario che ornamentale dalle malattie diventa ogni anno più difficile in quanto, di fronte alla diffusione di microrganismi patogeni sempre più agguerriti, bisogna garantire ai consumatori qualità del prodotto e sicurezza sulla salute.

In particolare per le colture d’interesse alimentare – fruttiferi, orticole, piante officinali – è sempre più sentito il problema dell’accumulo dei residui chimici nei tessuti vegetali dovuto all’uso di fitofarmaci di sintesi che negli ultimi quarant’anni hanno avuto un impiego estremamente elevato e molto spesso con effetti dannosi. Inoltre, le molecole tossiche impiegate in agricoltura possono contaminare il terreno e le acque ed essere dilavate fino al mare con alterazione dell’ecosistema, in quanto sono assorbite dagli organismi viventi ed entrano nella catena alimentare.

Anche per le colture ornamentali presenti in giardini privati, parchi pubblici e alberate cittadine, dove le malattie sono in continua espansione, l’utilizzo di pesticidi chimici ha in passato creato inquinamento con danni a persone e animali e le amministrazioni comunali stanno prendendo sempre più coscienza dei problemi che vengono a crearsi.

Uno di questi è rappresentato dalla rarefazione di molti insetti utili tra cui le api, con conseguente sconvolgimento nell’equilibrio delle popolazioni e forte riduzione dell’impollinazione delle culture.

La recente normativa CEE sull’uso dei fitofarmaci (luglio 2006) rende molto più restrittivo l’utilizzo dei prodotti chimici con eliminazione di molti principi attivi ritenuti nocivi per la salute umana e limita drasticamente persino la quantità d’impiego consentita del rame tradizionale in agricoltura biologica.

Pertanto, nella lotta contro le malattie, si stanno diffondendo in agricoltura pratiche alternative meno inquinanti quali la diffusione di microrganismi antagonisti ai patogeni e l’impiego sulle piante di sostanze di origine naturale e quindi biodegradabili. Tra i microrganismi antagonisti vengono impiegati funghi dei generi Ampelomyces, Trichoderma e Gliocladium, batteri del genere Agrobacter e vari insetti predatori dei fitofagi, talora introdotti da altri continenti.

L’utilizzo di sostanze naturali ha preso il via dalla scoperta che molte molecole presenti negli estratti vegetali, nello scheletro di insetti e crostacei e nello stesso mondo minerale hanno un’azione inibente sullo sviluppo di funghi, batteri e insetti sulle piante, alla pari di quelle chimiche. Il problema resta il poter immettere sul mercato formulati di tali sostanze facilmente utilizzabili in quanto stabili nel tempo e di prezzo contenuto. La più nota fra queste sostanze è l’olio di Neem, ottenuto dalla pianta Azadiracta indica, con effetto insetticida, battericida e fungicida; altre molecole attive si trovano in oli essenziali di timo, menta e lavanda, estratto di aglio e di tabacco, saponina, alcool e diverse argille.

Altri prodotti che aprono speranze per il futuro sono i complessi rameici quali i chelati e i glucosati, che permettono la distribuzione di piccole quantità di rame sulle piante che, grazie alla combinazione con altri elementi, vengono direttamente assorbite dalle cellule vegetali, mentre il rame tradizionale viene spesso dilavato dalla pioggia e ne occorre una grande irrorazione sul fogliame. Su questi prodotti sto conducendo una sperimentazione.

Naturalmente le prove eseguite sperimentalmente in laboratorio forniscono migliori risultati contro i patogeni, mentre, in campo, vari elementi come condizioni climatiche avverse, particolare aggressività dei parassiti e scarsa stabilità chimica dei formulati possono ridurre anche notevolmente l’efficacia della lotta con metodi naturali.

Occorre quindi approfondire le conoscenze su questo settore così importante per le colture perché, solo con una difesa delle piante che non contribuisca a evitare di danneggiare l’ecosistema, l’agricoltura potrà avere un futuro nel mondo globalizzato.