L'ART AMBASSADOR E LA NARRAZIONE DELL'AVVENIRE

Qualifiche dell'autore: 
cifrematico, segretario dell'Associazione Culturale Progetto Emilia Romagna, responsabile a Bologna della cooperativa sociale "Sanitas atque Salus"

Come si narra l’avvenire? Con la vendita. La vendita entra in un processo narrativo, in un processo di valorizzazione. A tale enunciato, formulato da Armando Verdiglione nel Master dell’art ambassador (Spirali, 2005), occorre fare riferimento affinché, nella vendita, non s’instaurino significazioni del profitto fondate sul postulato di un valore ideale, comprese quelle di rendita e utile della vendita e di rendita e utile dell’acquisto. Il profitto diviene tale se è in direzione del valore intellettuale: in direzione della missione e del messaggio. Così anche nella vendita. Lungo il processo di valorizzazione, la vendita è intellettuale e la sua riuscita è sempre connessa all’intransitività e al valore del messaggio.

Se la vendita è intesa come intersoggettiva, viene intesa anche come trasferimento della cosa da un soggetto a un altro con una transazione in denaro, con tutti i pregiudizi sostanzialistici legati all’idea di venditore e all’idea di acquirente come soggetti, ma, anche, all’idea che la conclusione del contratto comporti la risoluzione di quello che era stato inteso come rapporto tra due soggetti. In questo rapporto, ognuno si chiede algebricamente chi abbia guadagnato e chi abbia perduto; così chi si trova ancora nel pregiudizio permane nel fantasma di rimando o di rifiuto. Soprattutto in materia di arte e di cultura, la vendita non può avvenire, , come vendita della cosa all excluded, escludendo cioè qualsiasi altro aspetto: la clinica, l’apertura, il brainworking, escludendo, quindi, il messaggio.

Le formulazioni degli statuti sociali professionali tendono a escludere il diritto dell’Altro e a togliere l’arte e l’invenzione essenziali per la conclusione e la riuscita, nonché, per l’efficacia dell’intervento.

Nel caso dello statuto di venditore, ciò viene riconosciuto pure convenzionalmente. Ma nella vendita di opere d’ingegno, di prodotti intellettuali, come le opere d’arte, i film, la musica, i libri, nulla può darsi, e vendersi, senza tenere conto di un progetto di valorizzazione in atto, cioè del fatto che ciascuna vendita è un capitolo di questa valorizzazione, da enunciarsi e da scriversi. Nel pianeta, e in particolare in Italia, esistono innumerevoli opere d’arte e d’ingegno sconosciute, così come musiche di valore mai diffuse o testi teatrali mai rappresentati: eppure sono lì, trascurati o chiusi in raccolte, collezioni, biblioteche universitarie, cineteche per pochi. Occorre chiedersi qual è il processo di valorizzazione per queste opere, e quale potrà essere il loro avvenire se si esclude lo statuto di art ambassador per ciascuno.

In questa mia breve nota rendo omaggio a Mariella Sandri, che si è trovata in uno statuto intellettuale originario, prima di qualsiasi formulazione professionale, lungo un intendimento del messaggio, lungo il lavoro di promozione dell’arte, considerandola non disgiungibile dalla valorizzazione costante e dalla vendita, così come non prescindibile dalla clinica. Mariella Sandri ha fondato, a Ferrara, un’equipe da cui sono sorti dispositivi di vendita, di formazione, di clinica, dispositivi culturali e artistici, dispositivi finanziari.

È sulla base di questa esperienza che, quindi, scrive: “Il prodotto non è l’oggetto da vendere, il prodotto è la cifra, è la qualità e, mentre l’oggetto è condizione della vendita, la cifra, la qualità non è vendibile, ma è ciò verso cui tende la produzione. […] La qualità a cui mi riferisco non è nemmeno uno scopo, una finalità da conseguire, ma è ciò verso cui si rivolge il nostro itinerario intellettuale, la nostra produzione intellettuale, ciò verso cui le cose che sono nella parola si dicono, si fanno, si piegano, si odono, si scrivono e si cifrano, ovvero vanno verso la qualità assoluta, verso il capitale intellettuale. Il capitale della nostra produzione non c’è già, al capitale si giunge lungo l’itinerario, e occorre che ciascuno divenga capitale proprio avvalendosi di questi prodotti” (Come divenire capitale, “La città del secondo rinascimento”, n. 14).