NUOVI FERMENTI PER LE CERAMICHE

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amministratore delegato della Cerplast, Formigine (MO)

In qualità di amministratore di Cerplast, azienda leader certificata nello smaltimento e nel riciclaggio dell’imballaggio, una delle aziende del distretto di Sassuolo più attente alla qualità e all’innovazione, può dirci quali luci e ombre si profilano all’orizzonte, secondo lei?

Nessuno ha la ricetta per uscire dalla crisi, però si può notare come i gruppi più importanti del distretto non hanno smesso d’investire e, in particolare nell’ultimo periodo, per accrescere lo sviluppo dei propri mercati nel mondo, hanno puntato sulle piastrelle dai grandi formati con spessori sottili, che consentono un notevole risparmio sui costi dell’argilla e una minore concorrenza, ma significano anche grandi investimenti per l’acquisizione di impianti tecnicamente più evoluti. 

Da parte di questi stessi grandi gruppi, però, si può notare anche un po’ di miopia verso l’indotto, che è quello che sta pagando maggiormente il prezzo della crisi. È risaputa la tendenza delle grandi aziende italiane a dilazionare il più possibile i pagamenti e, in certi casi, addirittura a non rispettarli, facendo ricadere sulle piccole e medie aziende – che nel nostro caso sono di eccellenza e svolgono lavorazioni particolari che valorizzano il made in Sassuolo – una sofferenza che rischierà di creare nel prossimo autunno un clima talmente caldo da soffocare quelle che non riusciranno a reperire l’ossigeno necessario al proseguimento, perché magari, poco prima della crisi, avevano investito in macchinari e tecnologia e poi hanno subito un calo del lavoro. Nel nostro caso, abbiamo cercato di rispondere alla riduzione del 30 per cento del fatturato con la ristrutturazione del prodotto, l’ottimizzazione della produzione e l’ampliamento verso settori che prima rappresentavano una quota minima del nostro mercato. 

Fin qui le ombre. Le luci invece?

Credo che si vedranno con il Cersaie 2009 (la più importante fiera del settore della ceramica, che si tiene a Bologna dal 29 settembre al 3 ottobre), dove si annuncia un bel fermento in termini di investimento sull’innovazione, indice della volontà delle aziende a rimanere nel distretto, anche se ormai la produzione si stabilirà sui 300 milioni di metri quadrati, contro i 600 milioni di due anni fa. Proprio per questo occorre che almeno si tratti di volumi di qualità, che lasciano ancora spazio per la ricerca e lo sviluppo e quindi per l’indotto, che ha sempre investito in quella innovazione che ha permesso al distretto di Sassuolo di essere tra i primi in Europa. Soltanto nel settore della certificazione ambientale, Emas e Ecolabel, siamo tra i primi in Europa. 

A maggior ragione, come ho ribadito in altre occasioni, sarebbe auspicabile – e qualcosa si sta già facendo in questa direzione – che venissero premiate le aziende virtuose e intensificati i controlli su quelle che non hanno mai rispettato le regole.