Luigi Foschini

  • Nel XX secolo, la fisica ha incontrato una radicale trasformazione. La teoria della relatività e la meccanica quantistica hanno costretto gli studiosi a interagire con un mondo di cui non hanno e non possono avere esperienza diretta. In fisica classica, una grandezza matematica era associata a un oggetto fisico visibile e tangibile: velocità e posizione di una mela che cade o di un pianeta che si muove. Effettuare una misura implicava che se ne trascurasse l’effetto perturbativo. Nella fisica quantistica questo non è più possibile, per via del principio di indeterminazione di

  • La scienza moderna affonda le sue radici nell’esperienza intellettuale del Rinascimento, quando la quantità divenne il perno della misura sperimentale e del progetto. Non che gli antichi greci o i romani non sapessero costruire navi o edifici. Mancava però la questione della quantità, con il risultato di avere dimensioni in eccedenza o in difetto, ovvero di evitare la qualità, o anche di mancare proprio l’idea di come fare. Si pensi alla cupola del Duomo di Firenze progettata da Brunelleschi: senza un progetto quantitativo e non spannometrico, non si sarebbe potuta costruire. Si può anche

  • La fisica oggi si può molto sommariamente suddividere in tre parti principali. La fisica classica, che tratta quello che noi possiamo dire a proposito del mondo su scala umana. Poi, c’è la fisica quantistica, cioè cosa possiamo dire a proposito della scala atomica e subatomica, e la fisica relativistica, che tratta quel che possiamo dire a proposito del velocissimo. Siamo nati in un mondo con certe dimensioni spaziali e temporali e le esperienze che facciamo costruiscono quello che noi chiamiamo “senso comune”, il “buon senso”. Di solito, capire qualche cosa vuol dire ridurre un concetto