Giancarlo Mengoli

  • La crisi economica mondiale, tuttora in corso, ha forse avuto in Italia come principale effetto l’arresto dell’attività edilizia e quindi dell’espansione delle città. Non siamo, speriamo, all’inizio di un nuovo Medioevo, come quello che, per vari secoli, portò alle città parzialmente abbandonate (le città “retratte”) ma certo, attualmente, almeno in Italia, una considerevole quantità di fabbricati, o di una loro parte, è rimasta priva di qualsiasi utilizzazione.

  • Nel dopoguerra, le città italiane hanno cambiato volto per effetto dell’ideologia ambientalista e della cultura urbanistica statunitensi. Nel 1968 è stata introdotta la pianificazione urbana per standard, che prescrive, tra l’altro, l’individuazione, a corredo delle nuove costruzioni, di ampi spazi destinati a verde privato e pubblico e altri usi pubblici. La quantità minima di tali spazi era stabilita dal Decreto Ministeriale del 2 aprile 1968 in 18 metri quadrati per abitante, ma le Regioni hanno in generale ben superato il minimo: in Emilia Romagna siamo arrivati a 30 metri

  • Nel libro di Sergio Mattia, L’ambiente, la città, i valori, io sono una sorta di grillo parlante, perché pongo in rilievo aspetti derivanti dal mio mestiere di urbanista, che vede sempre come le cose funzionano in realtà e non in teoria.

    Ho incominciato a capire a pieno il valore della città quando me ne sono allontanato. In occasione della nascita di mio figlio ci trasferimmo in un magnifico quartiere residenziale a dodici chilometri da Bologna, con tutti i servizi per una vita “moderna” (piscina, tennis, club house, ecc.). Da quel momento, iniziò la mia passione per la