Arte

  • Nello scorso numero della rivista, lei ha notato come storicamente i regimi abbiano osteggiato la produzione artigianale perché mette in risalto l’ambizione del singolo a inventare e produrre in modo non conforme…
    L’ambizione dell’artista è produrre oggetti unici, come accade anche per l’artigiano quando, per esempio, scolpisce il marmo. Ciascun blocco di marmo è unico non solo per il colore e le sue striature, ma anche per la tecnica con cui è estratto e il modo in cui è lavorato dall’artigiano. In Italia, poi, l’attenzione al design e alla qualità di questa materia è davvero

  • Lungo il nostro viaggio per esplorare quali sono oggi “i seguaci della terra” (per riprendere il titolo di questo numero della rivista), siamo approdati alla Baracca sul Mare della stilista Daniela Dallavalle, a Carpi, nel cuore del distretto divenuto emblema di eccellenza nel tessile abbigliamento italiano. Più che una semplice stilista, lei è come l’artista che Leonardo da Vinci descriveva come colui che “gareggia con la natura” e “dà la vera notizia delle cose” scrivendo con il pennello: Daniela Dallavalle scrive con i suoi capi, perché ciascuno di essi racconta una storia, e lo fa

  • La gioielleria Ferdinando Veronesi e Figli, nata nel lontano 1893 a Bologna, risiede dal 1922 nella storica sede al n. 4 di piazza Maggiore e, già nel 1939, avvia il sodalizio tuttora in corso con la prestigiosa Manifattura orologiera Patek Philippe…

  • Nata nella Via degli Orefici di Bologna, il 16 maggio del 1893, la Gioielleria Ferdinando Veronesi e Figli conta oltre centoventi anni di storia dell’arte orafa e gioielliera. Sembra quasi si scorgano tutti dalla porta dell’ingresso principale della sede attuale, mentre si spalanca sulla celebre Piazza Maggiore, con dirimpettaia la Torre dell’Orologio attigua al Palazzo d’Accursio. Sul portale del Palazzo pare che la statua di papa Gregorio XIII dia il suo benevolo assenso alla seduzione che promana ciascun prezioso oggetto contenuto in questa antichissima bottega bolognese, gestita

  • Di tecnica si è cominciato a parlare in maniera diffusa tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, quando esplose la consapevolezza della grande potenza tecnologica dell’Europa, con la sua scienza e la sua tecnica: si annunciava un futuro straordinario, dove tanti problemi tradizionali della vita umana si sarebbero risolti brillantemente. Tuttavia, anche a causa delle tragedie del Novecento, con le due grandi guerre, alla fase di entusiasmo ne seguì una polemica, critica, sospettosa: la tecnica cominciò a essere percepita come il grande nemico della naturalità,


  • Il 27 maggio scorso è stato presentato, in anteprima per la stampa, il nuovo Museo Ferruccio Lamborghini, che sarà inaugurato ufficialmente in settembre di quest’anno. Perché ha deciso di spostare il meraviglioso Museo dedicato a suo padre nel 1995 da Dosso di Ferrara a Funo di Argelato, alle porte di Bologna, nel cuore della Motor Valley?

  • In oltre vent’anni di attività, lei ha attraversato le diverse fasi dell’arte della fotografia. L’immagine, il suono e perfino la poesia sono gli strumenti che le consentono ciascuna volta di cogliere l’eternità dell’istante…

  • Lei lavora da diversi anni all’estero come agente nel settore marmi e ceramica. Può darci una testimonianza della sua esperienza?

  • L’associazione Arte per le Marche è nata con l’obiettivo di promuovere la conoscenza delle Marche attraverso i suoi numerosi linguaggi espressivi e artistici, utilizzando fin dall’inizio l’arte anche con finalità sociale.

  • Sono molto onorato di partecipare a questo Festival di Pordenone, così prestigioso da essere conosciuto e apprezzato anche a Parigi tra i miei amici letterati e drammaturghi. Sono particolarmente lieto di essere vicino a San Vito al Tagliamento: ho conosciuto bene Pier Paolo Pasolini e sono felice di trovarmi in una città di cui mi aveva parlato più volte. 

    Ho conosciuto Pasolini molti anni prima della realizzazione del mio film L’albero di Guernica, che gli deve molto. In un certo momento della sua vita, Pasolini scelse Parigi, poiché aveva problemi in Italia, e da quel