Economia e finanza

  • Aerei, automobili, dispositivi medici, protesi, smartphone, biciclette, orologi e computer: la quantità di acciai speciali, titanio e leghe che le aziende del vostro Gruppo forniscono ai diversi settori produttivi è infinita. Nel dibattito che apriamo in questo numero della rivista, può dare testimonianza dell’importanza della quantità nel vostro lavoro?

  • Percorrendo la Classicana, la lunga strada a quattro corsie che conduce al porto di Ravenna, a soli duecento metri dalle banchine, sulla destra vediamo l’area che si estende per 50.000 metri quadrati, sede di uno dei più importanti centri servizio siderurgici privati italiani, la Metalsider, fondata da Marcello Masi nel 1961 e poi da lui conferita nella holding di famiglia Finmasi Group, la quale controlla inoltre una serie di aziende che, operando in settori diversi a livello mondiale, occupano oltre cinquecento persone, con un fatturato che supera i 155 milioni. E proprio nella

  • A proposito del titolo di questo numero del giornale, La scrittura della quantità, in ventisei anni di attività, nei vostri laboratori avete controllato e analizzato milioni di componenti per le industrie dei settori meccanico, aeronautico, spaziale, biomedicale e dell’automotive. Componenti della cui rottura occorreva determinare la causa con precisione assoluta o di cui occorreva testare le caratteristiche resistenziali a fattori che incidono sulla loro durata negli impieghi più svariati. E, dal 2014, siete stati pionieri nel fornire alle aziende la tomografia dei loro prodotti

  • La quantità di ordini, la quantità di fatturato, la quantità dei collaboratori, la quantità dei progetti e altro ancora. Nell’impresa, la quantità partecipa di elementi differenti, ma qual è la quantità in un’azienda leader nella progettazione e nella costruzione di stampi come la vostra?

  • In qualità di direttore generale della R.C.M., una delle prime fabbriche italiane di motoscope e lavasciuga, lei ha partecipato nel maggio scorso alla fiera più importante del mondo per il settore della pulizia industriale, la Issa/Interclean di Amsterdam, dove R.C.M. ha ricevuto molti riconoscimenti per le sue innovazioni nel corso degli anni…
    La nostra prima partecipazione risale alla fine degli anni settanta, quindi a meno di dieci anni dall’inizio dell’attività.
    La sua prima volta invece a quando risale?

  • La quantità delle migliaia di sottocarri cingolati che avete progettato e prodotto in oltre dieci anni di attività, impiegati nel settore delle costruzioni e in nicchie di mercato specifiche, come quella forestale e delle manutenzioni ambientali, vi ha consentito di raggiungere l’eccellenza, riconosciuta anche all’interno del Gruppo Bauer, leader mondiale nelle trivellazioni e di cui siete solidi partner. Quali sono i numeri della vostra riuscita?

  • La quantità di gare disputate da Porsche ha favorito la costruzione di auto con una tecnologia all’avanguardia, come dimostra la nuova serie 718…
    718 è il numero che prosegue ancora una volta la saga della casa automobilistica di Stoccarda, che ha prodotto la prima auto da corsa alla fine degli anni cinquanta. Erede della leggendaria Porsche 550 Spyder, la 718 è ancora protagonista con il motore Boxer a quattro cilindri, con cui ha conquistato per tre volte il primo posto nella centenaria corsa italiana Targa Florio e nella 12 Ore di Sebring, nel 1960. La nuova versione, nelle

  • A proposito del titolo di questo numero del giornale, La nostra ambizione, cosa sarebbe TEC Eurolab oggi, se lei e il suo socio, Alberto Montagnani, non aveste avuto un progetto ambizioso già al momento della costituzione della società?
    Praticamente, non sarebbe nata l’azienda, perché nessuno può avviare un’attività, se non c’è un’ambizione.
    Si dice spesso che occorre offrire opportunità ai giovani, ma le opportunità si colgono soltanto se c’è ambizione, se si punta a raggiungere una meta importante, quindi se c’è un progetto e si redige un programma per

  • “Me ne vado, la mia vita è altrove”. “Ero stanco dell’Italia, ora me ne sto altrove”. Andare altrove, starsene altrove. Traslocare, addirittura delocalizzare. “Qui in Italia non si può più lavorare, occorre andare altrove, delocalizzare la produzione”. Chi trasloca, chi delocalizza: si tratta sempre di luogo, questo luogo, un altro luogo, il luogo presente, il luogo che conosco già. La delocalizzazione, volgendo una questione di struttura e di direzione d’impresa in problema di luogo, presunto svantaggioso, mantiene l’ideologia del localismo, con l’idea di alternativa, e manca l’

  • I valori e gli interessi, che danno impulso alle azioni umane, sono frutto delle idee. Gli ultimi cento anni hanno visto i più violenti scontri di idee, persone disposte a morire per le loro idee, realtà politiche e sociali nate da idee portate all’esasperazione. Da qui alcuni paradossi del ventesimo secolo, che è stato palcoscenico delle peggiori ideologie e regimi, da una parte, e delle migliori invenzioni scientifiche, politiche e sociali, dall’altra. Dai più cruenti, distruttivi e disumani regimi totalitari – nelle varie forme di comunismo e nazionalsocialismo o fascismo – alle più