Ennio Cavalli

  • Giornalista, inviato speciale, autore di una cinquantina di libri, tra prosa e poesia, per adulti e per ragazzi: la sua vita è intessuta dalla parola e dalla scrittura, nelle più varie forme. Come si combinano il percorso del giornalista con la scrittura del poeta?

    Ho seguito il motto, periglioso e sfavillante, indicatomi, tanti anni fa, dallo scrittore Marino Moretti: “Vivere della propria penna”. Consapevole del fatto che, da semplice scrittore, non ci sarei riuscito, ho cercato il mio posto nel giornalismo d’autore. Posso dire di

  • È uscita la nuova raccolta di versi di Ennio Cavalli, già ampiamente anticipata nell’autoantologia Cose proprie (Spirali, 2003). S’intitola Libro di sillabe (Donzelli, 2006). Pubblichiamo due poesie con il commento dell’Autore.

    “MEMORIA”

    La memoria è un Picasso,

    fa ritratti con l’anima.

    Cala un fiore dall’alto

    lo squillo di un orecchino. 

    La memoria è un detective,

    niente resta impunito.

    La rosa dello sparo

    la mano nella mano

    l’idea lunga di Dio. 

    Un profumo o un limone

    sollevano botole.

  • Il mio primo libro di poesie s’intitolava L’infinito quotidiano. C’era già una vaga idea di poetica, in quel titolo, come un marchio sulla mia visione del mondo, sul modo di accostarmi alla realtà, tendendo le reti della fantasia. Cercare l’infinito quotidiano significa quotidianizzare l’infinito, ma anche dare una scossa ai semplici movimenti, alle emozioni primarie che hanno radici in qualcosa di più grande e che detengono, in proporzioni misteriose, riverberi d’infinito. Disponiamo di mezzi limitati, orfani, comunque, dell’assoluto.