Ruggero Chinaglia

  • Semel in anno licet insanire, dicevano i latini, con Seneca. Insanire, fare cose folli, senza senno, fuori dall’ordinario. Questo, nell’accezione comune, volgare. Ma è curioso l’etimo di insania, da cui insanire. Sania, termine raro e desueto, da cui sanies, -ei, non è la salute, come si potrebbe credere, di cui insania sarebbe il contrario. No, sanies è il sangue malato, infetto, il sangue che diviene veleno. Se il sangue malato va alla testa, la testa, con questo sangue, insania, incorre nella follia dello spirito.

  • Intorno all’amore e all’odio è diffusa una ricchissima produzione letteraria, artistica e pseudoscientifica che esalta l’amore inteso nella transitività, dove si tratta dell’amante e dell’amato e del desiderio di bene percepito come sentimento, che farebbe legame, che costituirebbe relazione: qualcosa di definito e convenzionale di cui si possa dire “So di cosa si tratta”, “È capitato anche a me”, e che possa anche essere quantificato. Infatti, alcune delle domande più frequenti a proposito dell’amore sono: “Tu mi ami?”, “E quanto mi ami?”, “Mi ami quanto io amo te?”. Come stabilire la

  • Che cosa è la sostanza? “Che cos’è?”, τι ἐστί?, dicevano i greci. Quando una simile domanda, “che cos’è?”, viene formulata, ci accorgiamo che è presa in un’idea di sostanza come riferimento, cioè un’idea di qualcosa che possa essere racchiusa in una definizione, che possa essere rappresentata in un’entità cui attribuire funzioni, effetti, proprietà, a prescindere dal viaggio in corso per questa cosa.
    Che cos’è? Se per un verso la questione incomincia da qui, dal “Che cos’è?”, per l’altro essa prosegue solamente se a questo τι ἐστί? non viene risposto: “Ecco, è questo”, ma è lasciato

  • Nella mia attività analitica e clinica, constato che non c’è sostanza con cui soddisfare l’istanza che procede con la domanda. Tuttavia, è diffusa la credenza che qualche sostanza possa farlo, rendendo facile la soddisfazione e consentendo di eludere la difficoltà e i problemi che s’incontrano lungo il cammino.
    Connessi all’uso crescente di sostanze psicoattive ci sono interessi di mercato, malcelati dall’utilizzo di formule e messaggi che favoriscono e giustificano la mentalità del ricorso alle sostanze, fornite non solo dal mercato illegale della droga, ma anche da quello legale

  • Il libro di Sergio Dalla Val, In direzione della cifra. La scienza della parola, l’impresa, la clinica (Spirali), non è un manuale che spiega cosa bisogna fare o come stanno le cose: le cose non stanno affatto, le cose accadono, avvengono e divengono. Nel libro c’è scrittura dell’esperienza.

  • L’epoca dice che siamo in tempo di crisi, e ognuno non vede l’ora che la crisi finisca. Che ci sia la crisi sembra così autorizzare che si debba averne paura, perché – non sapendo come uscirne e quando la crisi finirà – occorre rassegnarsi alla crisi. Quello che non viene considerato da questa ideologia, che fa della crisi un male, una negatività, è che il termine crisi indica l’intervento del tempo in quel che si dice e in quel che si fa, intervento assolutamente incontrollabile, inarrestabile, irrimediabile. La crisi è irrimediabile. E il termine crisi – che in greco indica giudizio,

  • La collana “La cifrematica” (Spirali) è giunta al quinto numero. Il suo titolo La nostra psicanalisi, illustra quale sia la psicanalisi nella cui esperienza noi facciamo. Qui, noi è indice dell’infinito. È la psicanalisi scientifica, in cui noi non siamo tutti, non siamo soli, non siamo malati, non dobbiamo guarire, ma noi facciamo. E, anzitutto, questa psicanalisi è senza pazienti.

  • La salute, per ciascuno, procede dal progetto e dal programma di vita e è istanza di qualità. Procede dalla necessità di vivere per compiere il progetto, la missione, il programma. Necessità non prescritta, non obbligata, di qualità.

    La vita originaria è la parola secondo la sua particolarità, in direzione della qualità. Attorno a questo verte l’essenziale per ciascuno: è quanto emerge dalla mia esperienza di oltre trent’anni di ricerca e d’impresa intorno alla logica e alla struttura della parola, alla sua clinica, alla sua qualità.

  • Mi è capitato qualche giorno fa di entrare in un bar e di udire una canzonetta il cui ritornello diceva: “Togli la ragione e potrai sognare.” Mi è sembrato un messaggio rivolto al popolo dell’epoca New Age, ma mi ha posto una questione: perché per sognare bisognerebbe togliere la ragione?
    La mitologia della liberazione è ciò su cui si fonda il soggetto, in particolare il soggetto schiavo che è la forma eminente di soggetto. Il soggetto è sempre il soggetto schiavo che deve liberarsi da qualche schiavitù, che deve affrancarsi; e la stessa mitologia politica che fomenta la liberazione