Filosofia

  • Mi capita spesso di parlare in varie associazioni di economia e di essere l’unico sacerdote presente. Una volta un economista molto noto mi chiese: “Ma lei vuole portare la sua religione a noi economisti che siamo secolari? Lasci altrove la sua religione”. “Lei dimentica – risposi – che la scienza dell’economia è stata fondata nella scuola di filosofia morale, in particolare da discepoli di San Tommaso, a Salamanca”. A questo riguardo esiste un libro nelle scuole francescane sulle radici del capitalismo e del mercato libero.

  • Su quale terreno si gioca oggi la partita del pianeta? Quello della politica o quello dell’economia? Con le armi o con la carta della diplomazia? Con la regia del terrore o con i successi della genetica? Oppure con il dominio dei media? Grazie alla globalizzazione o nonostante essa?
    La terra, il terreno, l’humus. Qual è l’humus della vita? Come gli umani abitano la terra? Sotto il segno della sepoltura, sembra ricordarci Giambattista Vico, quando riprende l’etimo secondo cui humanitas deriva da humare, seppellire i morti. Così il discorso occidentale lega strettamente l’umanità

  • Nella storia del pensiero occidentale c’è stato un errore, che io all’interno del libro La funzione ideologica delle teorie della conoscenza chiamo un’illusione sistemico-procedurale. Platone se ne rende benissimo conto già mettendo le sue parole in bocca a Socrate: non possiamo avere nessuna garanzia della copia che ci facciamo all’interno di noi di qualcosa che sta all’esterno di noi.

  • Una delle considerazioni più suggestive formulate nei confronti dell’epistemologia è che essa sia sorta a partire da un’istanza di verità, che ha interessato alcuni tra gli esponenti di maggior rilievo del dibattito intorno alla scienza, nelle sue differenti discipline, e alla filosofia, nel passaggio dal diciannovesimo al ventesimo secolo: Mach, Duhem, Poincaré, Peirce, James, Dewey, Carnap, Wittgenstein, Feyerabend e altri. Verità riguardante essenzialmente l’individuazione e la definizione dei confini tra ciò che può essere definito come scienza e quanto, viceversa, va

  • Io non vado sulla vostra strada, dispregiatori
del corpo! Voi non siete per me ponti verso
il superuomo!
(F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra)


    È difficile trovare nella letteratura, scientifica, religiosa, filosofica un’elaborazione che si distanzi dall’idea del corpo corruttibile, in quanto al corpo, inteso come entità estesa e percepibile, vengono attribuite proprietà biologiche, meccaniche e fisiche. La stessa idea di decadenza, di mortalità sembra apparentemente confermare la sentenza del Fedone platonico, in cui è sostenuta la

  • La città come civitas esiste soltanto in seguito all’instaurazione dell’Altro, mentre la città come polis, come comunità fondata sulla politica del luogo comune, da Platone e Aristotele fino a oggi, si è risolta in un ideale di partecipazione al governo sulla città, in cui la città diviene di tutti, di pochi, di molti, ma mai dell’Altro. Tutt’al più, la politica del luogo comune ha economizzato l’Altro, socializzandolo nella dicotomia amico/nemico, universo/diverso, sano/malato. Anche in questi giorni, non è raro che politici di varie provenienze appoggino l’impresa

  • “Perché osservi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello e non scorgi la trave, che è nell’occhio tuo? E come puoi dire al tuo fratello: «Fratello, permetti che io ti levi la pagliuzza che è nell’occhio», non vedendo la trave che hai nel tuo occhio? Ipocrita! Leva prima la trave dal tuo occhio; ed allora vedrai di togliere la pagliuzza, che è nell’occhio del tuo fratello”.

     

    (Matteo, 7, 1-5)

     

  • La lettura di un libro rimanda sempre ad altri già letti. Nel libro di Marco Maiocchi, Il bel programma. Percezione, struttura e comunicazione, che ho appena letto per l’occasione di questo interessante Convegno, si ritrovano i tanti personaggi, artisti e poeti che ho avuto modo di incontrare personalmente (alcuni) o conoscere attraverso la lettura di altri libri (molti).

    La lettura di un libro è sempre, in qualche modo, la ri-lettura di tutti i libri già letti e la re-visione di tanti incontri. Così è stato, ancora una volta per il “Bel

  • Fin dalle origini dei tempi, la filosofia discute se la realtà è ferma o si muove, se l’essere è o tutto diviene, cioè se debba essere prevalente una visione statica del mondo, dell’universo, oppure se si debba considerare il mondo come un grande sistema dinamico. L’interrogativo, applicato alla vita degli uomini, cioè alla categoria dell’etica, immediatamente diventa se la vita saggia non sia quella di chi se ne sta immobile, a meditare su se stesso: “Non andare fuori, stai dentro di te” era la direzione indicata da Sant’Agostino.

  • Che cosa intende Socrate quando dice che i filosofi sono gli unici che possono governare con giustizia, cioè garantire una scienza politica che tolga i lutti e le violenze dalle città e dalle generazioni degli uomini? In sostanza vuol dire, a mio parere, una cosa molto semplice: vuol dire che soltanto l’incarnazione dell’ultrasensibile in una piccola comunità di uomini ultrasensibili può sollevare la politica a teologia, cioè alla “scienza” della vita eterna.