Scrittura

  • Io credo che l’eternità terrena, senza voler disturbare quella sublimata e religiosa dell’anima, stia nelle opere che si sono compiute in vita, positive e negative. Purtroppo è più facile dare risalto agli uomini e ai fatti negativi succedutisi nelle epoche, che non ai tanto più nobili e numerosi personaggi positivi che con le loro opere hanno migliorato nel tempo la nostra esistenza e le nostre qualità umane ed etiche. Così oggi è tanto più facile parlare di rari episodi di malasanità, di medici dissennati e incapaci, che non dei tanti successi della terapia, dell’intervento e della

  • L’arte di Viviana Nicodemo non è fondata sul ricordo, sull’identità o sull’idea agente. Nelle fotografie raccolte in questo libro La necessità dell’anatomia, l’arte trova la sua condizione con l’assoluto, l’opera non si lascia padroneggiare né codificare né dall’autore, né dal pubblico. Impossibile farne la critica, tanto meno partendo dalla conoscenza dell’artista. Sfogliando, e continuando a sfogliare, questo libro di fotografie colpisce perché è spaesante e impertinente. È impossibile smetterne la lettura.

  • Dopo essersi ritirato quattro anni fa dal parlamento israeliano, lei ha proseguito il suo impegno politico per il dialogo tra israeliani e palestinesi e ha pubblicato vari saggi e libri, in particolare sul concetto d’identità. Può parlarcene, magari con particolare riferimento alla realtà d’Israele oggi?

  • Com’è sorta l’idea di paragonare, nel suo libro Saturno e il gioco dei tempi (Spirali), Fidel Castro al dio Saturno?

  • Shen Dali

    In Cina, la maggior parte della gente, a parte i pittori, è molto poco sensibile all’arte astratta. Nella grande mostra dell’arte italiana organizzata a Chongqing dal Museo del secondo rinascimento, gli spettatori ripetevano: “Quest’arte è difficile da capire, però c’interessa molto”. Ho letto e riletto le opere di Antonio Vacca e alla fine ho capito che la sua arte astratta è un’arte concreta, perché riflette la tensione che regna nel mondo. La tensione è un fenomeno generale, c’è tensione dappertutto. Oggi c’è la tensione in Georgia, in Afghanistan, e certamente in Iraq. In Cina c’è la

  • L’incontro

    L’anno scorso, vedendo per la prima volta queste fotografie, ho subito sentito che si trattava di uno studio sul dolore. Un dolore che viene visitato nei suoi luoghi più impervi, un dolore estraneo a ogni effetto sentimentale. Più che comporre uno stato d’animo, irrompe nella luce, nella posizione dei corpi, negli spigoli dei muri. È un’energia inquieta che non entra mai in contatto con il patetico, non cerca la soluzione facile del viso triste o dell’espressione malinconica. Entra in contatto, semmai, con l’incompiuto.

    L’incompiuto

  • Può raccontarci la sua storia?

    Sono nata a Teheran nel 1965. All’epoca, la vita in Iran era molto diversa. Quando penso alla mia infanzia, ricordo che, guardando dalla finestra, vedevo una strada molto normale, una bella strada a quattro corsie, con la gente che si fermava per fare acquisti. Io frequentavo un meraviglioso collegio per ragazze, ascoltavo i Bee Gees e ogni giovedì sera guardavo La piccola casa nella prateria. Dopo i dodici anni, incominciai a interessarmi ai ragazzi e a fare esattamente le cose che fa la maggior parte delle teen-ager: andare in

  • Guardare: dall’antico tedesco Wordon, “stare in guardia”. E in effetti chi guarda, in attesa dello scatto fotografico, dev’essere vigile. Deve custodire il suo tesoro con l’attenzione di una sentinella, deve scrutare il vicino e il lontano, la porta d’ingresso e l’orizzonte. Holderlin definiva la poesia “un’intimità della distanza”. Diceva che scrivere versi non significa gettarsi nel fuoco, come Empedocle nell’Etna, ma mantenere la voce nitida e partecipe nel medesimo tempo. Lo stesso, credo, per chi scatta una fotografia. Intimità e distanza. Superare la semplice tecnica ma

  • Il libro La necessità dell’anatomia (Spirali) raccoglie, oltre alle fotografie di Viviana Nicodemo, un poemetto di Mariella De Santis, brevi commenti poetici di Tullio De Rui e una micro antologia di Milo De Angelis, che parte da Somiglianze, il suo primo libro, e passa per altri testi, fino al recente Tema dell’addio del 2005.

  • Già nei libri precedenti della collana “L’arca. Pittura e scrittura” (Spirali), Shen Dali stabilisce, nel gioco di accostamenti fra artisti del passato e artisti dei giorni nostri, alcune differenze che difficilmente si sarebbero colte per via storica. La capacità di Shen Dali di creare attraverso citazioni di vari poeti, in particolare francesi, una specie di campo visivo nuovo e moderno rispetto agli artisti presi in esame, offre una lettura stimolante e in parte inedita delle opere.