Cifrematica

  • Ho incominciato ad ascoltare Armando Verdiglione nel 1973: il primo ascolto era leggendo, “l’ascolto della lettura”, come dice Verdiglione.
    Questo ascolto di lettura si riferiva a un testo degli atti del primo convegno organizzato da Verdiglione nel 1973, dall’8 al 9 marzo, Psicanalisi e politica.
    E, poiché chi legge scrive, ne sortì una recensione che venne pubblicata sulla “Critica sociologica” nel 1974. Al convegno successivo, Follia e società segregativa (13-16 dicembre 1973), a cui invece partecipai, c’era un clima straordinario, con tantissime persone, e

  • Quando nel 2001 ho incontrato per la prima volta Armando Verdiglione, Augusto Ponzio e io avevamo già pubblicato nel 1998, per Spirali edizioni, una traduzione del libro del semiotico Thomas Sebeok, dal titolo A sign is just a sign.
    La semiotica globale, mentre in questo incontro proponevamo una monografia, scritta da Augusto Ponzio e da me, intitolata I segni e la vita.

  • La mia solidarietà con Armando Verdiglione incominciò tanti anni fa, verso la metà degli anni ottanta, con due circostanze abbastanza precise, che ricordo perché sono un po’ il filo originario di questo rapporto.
    Il primo episodio fu quando, nel 1988 la casa editrice Spirali organizzò a Bologna una presentazione di libri di dissidenti sovietici. Allora ero responsabile culturale del Partito Comunista a Bologna e fui l’unico ad aderire immediatamente all’incontro e a partecipare al dibattito. A me sembrava ovvio partecipare: dopo decenni in cui verbalmente il Partito Comunista Italiano

  • Come filosofo di formazione anglosassone mi sono accostato alle opere di Armando Verdiglione con un misto di curiosità e di diffidenza, perché non sono amante dello stile evocativo francese, preferisco lo stile argomentativo anglosassone.

  • Io non sono in pena. L’idea di pena è l’idea di soluzione, l’idea di salvezza. Io non ho la tentazione dell’immortalità. La provincia – la provincia Italia, la provincia Europa, la provincia India, la provincia Cina, la provincia Corea, la provincia America, la provincia pianeta – ha la tentazione dell’immortalità, ovvero ha l’idea di pena. L’idea di pena è l’idea del nulla.
    Rispetto alla tentazione dell’immortalità, non importano la vita, il corpo, la terra, il cielo.

  • Oggi dire “città moderna” evoca in modo estremamente riduttivo la pervasività delle tecnologie. E un’antonomasia ci suggerisce che il termine tecnologie sottenda l’elettronica, l’informatica e la rete.
    Chi, come me, viene dall’origine di queste tecnologie – il primo computer che ho usato occupava una stanza di duecento metri quadrati e aveva una potenza di calcolo decine di migliaia di volte inferiore a qualunque dei telefonini che abbiamo in tasca – ha potuto assistere alla loro vertiginosa evoluzione, che non pochi osservano con una certa preoccupazione.
    Tra questi ci

  • A fine dicembre del 2017, con l’approvazione del decreto legge Lorenzin, la professione di psicologo ha ottenuto il pieno riconoscimento quale professione sanitaria, situandosi così, non senza qualche perplessità degli stessi interessati, in un ambito dominato dalle pratiche che vanno sotto il nome di medicina. Questa decisione, che potrebbe essere lasciata negli angusti limiti delle dispute sui privilegi professionali, è rilevante se considerata un ulteriore indizio della medicalizzazione sempre più imperante in materia di salute e di cura. Fin da Ippocrate (V-IV sec. a.

  • L’idea di salute dell’epoca si fonda e si regge sul principio dell’amore transitivo e mira alla salvezza dell’Altro, scambiata per salute. Il discorso della salvezza ruota intorno all’idea dell’essere umano, ora sano, ora ammalabile, ora guaribile, ora mortale.
    Il riferimento di questa idea di salute è la mortalità. E, considerata una possibilità umana, questa salute rientra tra i casi di mortalità, avendo il suo limite nella morte. È celebre il motto cinico del medico secondo cui “di qualcosa bisogna pur morire”.
    L’idea della mortalità e della morte come certezza costituisce lo

  • Nel libro Il virus totalitario. Guida per riconoscere un nemico sempre in agguato (Rubbettino), Dario Fertilio offre una lettura del virus totalitario, procedendo da un’analisi delle ideologie e delle fantasmatiche dei totalitarismi. Questo libro è diviso in quattro parti: la natura del virus, la teoria del virus, il virus in azione e la parabola del virus. L’autore nota come la natura virale del totalitarismo intervenga già nei suoi prodromi, favorendo quelle complicità che ne stabilizzano l’egemonia.

  • Giovanni Angioli ha scritto un libro di grande rilievo: La chiave comune. Esperienze di lavoro presso l’Ospedale psichiatrico Luigi Lolli di Imola (La Mandragola). Lo ringraziamo per essere venuto a discuterne nella nostra libreria. Si tratta di un libro testimonianza, che narra una vicenda umana e professionale straordinaria, dipanatasi lungo gli ultimi decenni del novecento, svolta sia come missione sia come reinvenzione di un lavoro difficile e di grande responsabilità.
    Giorgio Antonucci, accanto a Angioli, protagonista assoluto di questa vicenda e purtroppo