Psicanalisi

  • Oggi, la ricerca e la pratica mediche costituiscono nel pianeta forse il settore dove più cadono confini e barriere religiose, nazionali e linguistiche nell’affrontare i problemi, nell’incontrarsi, nello scambiare acquisizioni e metodi e nel mantenere e perfezionare tecnologie e metodiche valide. Poche scienze come la medicina si reinventano in un percorso di ricerca che trae vantaggio dalle condizioni fornite dall’ambiente e dalla società, pur nella continuità dell’obiettivo più importante, la cura, individuando strumenti per metterla in atto nel modo migliore.

  • La popolarità di Schumann nelle sale da concerto è fuori discussione, ma non altrettanto si può dire della sua bibliografia. In Italia, il vecchio volume di Valabrega è stato a lungo il massimo punto di riferimento. In seguito, Ricordi ha pubblicato un volumetto che accomuna Schumann a Mendelssohn e a Liszt, poi Mursia ha dedicato al maestro una buona monografia e, non più di due anni fa, L’epos di Palermo ha pubblicato un’esegesi di Kreisleriana. Dunque, possiamo dire che Robert Schumann e i tredici giorni prima del manicomio era un libro necessario, anche se un po’

  • Il mio interesse per Schumann risale all’incirca a vent’anni fa, all’epoca in cui mi sono imbattuto nelle stesse cose che sono state evocate in questo dibattito, a proposito della sua vita: si parlava di sifilide, di depressione, di melanconia.

  • La lettura del libro di Uwe Peters, Robert Schumann e i tredici giorni prima del manicomio (Spirali), è avvincente e piacevole. Si tratta infatti di un testo ben documentato sul piano biografico e molto interessante per l’attenzione dedicata alle lettere ed ai diari dei vari protagonisti, dato che all’epoca di Schumann si scriveva molto e Robert e Clara, come molti loro contemporanei, hanno tenuto un diario per tutta la vita.

  • L’arte di Viviana Nicodemo non è fondata sul ricordo, sull’identità o sull’idea agente. Nelle fotografie raccolte in questo libro La necessità dell’anatomia, l’arte trova la sua condizione con l’assoluto, l’opera non si lascia padroneggiare né codificare né dall’autore, né dal pubblico. Impossibile farne la critica, tanto meno partendo dalla conoscenza dell’artista. Sfogliando, e continuando a sfogliare, questo libro di fotografie colpisce perché è spaesante e impertinente. È impossibile smetterne la lettura.

  • "La libertà consente di essere padrone della propria vita e di fare poco conto delle ricchezze”. Con questa formulazione, Platone inaugura la mitologia occidentale che identifica libertà e padronanza, in particolare sulla propria vita, come se questa fosse a disposizione. E già evidenzia lo slittamento di tale discorso verso l’eutanasia: perché la padronanza della propria vita non dovrebbe giungere al punto di costituirci padroni di concluderla quando decidiamo di farlo? Così, la libertà di vivere diventa libertà di morire, la libertà di assumere la morte con un colpo solo, magari inflitto

  • Che cosa c’è di più conosciuto, certo, immediato della propria vita? Chi non pensa di poterne parlare con cognizione, obiettività, sicurezza? Chi non ha pronta la ricetta per gestirla? “Voglio vivere la mia vita”, “Devo dare una svolta alla mia vita”, “Adesso la mia vita è nelle mie mani” sono frasi che, volendo sottoporre la vita all’autonomia, la pongono ancora una volta in balia del fantasma di padronanza, ancorché proprio. Ma che cosa comporterebbe prendere possesso e padronanza della vita? Privarla di quel che non può essere padroneggiato, l’apertura, la differenza, la novità, che

  • Se c’è qualcosa che contribuisce alla vita della città è il viaggio intellettuale proprio e dei propri cittadini. E il viaggio intellettuale è costituito dal percorso culturale e dal cammino artistico. Grazie al libro di Lorenzo Jurina, la città è in viaggio, come ciascuno di noi, come ciascuna cosa, persino i monumenti, gli edifici storici, nonostante si chiamino immobili. Tutt’altro che fermi, i monumenti sono testimonianza materiale di civiltà, “documento di se stessi”, come li definisce l’autore, ma, come per ciascun documento artistico o letterario, è la lettura a farlo vivere, una

  • Il libro di Erik Battiston, La città moderna (Spirali), sfata luoghi comuni a proposito della parola e lo fa dimostrando che la cifrematica non è astrusa, ma, anzi, è ben vicina alla “realtà”. Per la cifrematica, le parole non significano e da sempre i poeti tentano di sottrarre alle parole il significato, comunemente attribuito. E proprio questo è altamente cifrematico.

    La morte e il potere

  • Do alcune testimonianze su come è stata scritta La città moderna. Per la redazione di questo romanzo è stata essenziale la collaborazione con la casa editrice Spirali che prosegue tuttora.

    Il lavoro redazionale è indispensabile per la scrittura. E non solo perché insegna a non correggere la struttura della sintassi e della frase sulla base della propria idea, allucinando, magari, la presenza o l’assenza della lettera; ma anche perché educa a ascoltare il silenzio del testo. Solo se la sintassi, la frase e il silenzio non fanno più problema, ciascuno scrive.