Psicanalisi

  • Nel mese di novembre 2010 sono incominciate le celebrazioni per il IV° centenario della canonizzazione di san Carlo Borromeo non solo in Italia, ma anche nel resto del pianeta. L’opera del santo non è limitata al territorio in cui fu vescovo, la città di Milano, ma si estende anche a Bologna, dove fu legato pontificio nella metà del Cinquecento. Durante la sua legazione fu costruito il palazzo dell’Archiginnasio, per dare una sede unitaria alla più antica Università del mondo occidentale (il suo nome è citato nei prospetti di alcune sale), e fu approvato il progetto della statua del

  • Ciascuno di noi ha potuto percepire la portata dell’opera di san Carlo, non solo per Bologna, come ha sottolineato Marco Poli, non solo per la conclusione del Concilio di Trento, come ha specificato Umberto Mazzone, ma per l’intera Europa cattolica a partire dal 1582, anno della prima edizione degli Acta Ecclesiae Mediolanensis, volumi in cui vengono raccolti atti, editti, documenti, istruzioni che Carlo Borromeo, cardinale di Santa Prassede (a Roma fino al 1565) e arcivescovo di Milano (dal 1565 al 1584), ha potuto precisare, scrivere, formalizzare e pubblicare nel corso della sua vita.

  • In un’epoca in cui prevale l’iperpositivismo scientifico e l’inconscio è ritenuto una superstizione per cui ognuno – pur colto e istruito – cede alla tentazione di cercare spiegazioni per qualsiasi cosa nei neuroni, nelle alterazioni biochimiche dell’organismo o nella genetica, la questione dell’analisi resta ineludibile.

  • O la borsa o la vita? La borsa, la vita. Con la borsa che non si oppone alla vita, perché non è un sacco ma figura dell’apertura, come si quotano gli umani? Con quali forze, con quali denari, con quali titoli? Come si qualificano, si valorizzano, si cifrano le cose? Prendere quota, a bassa quota, la quota parte. Con la borsa della vita importa la quotazione di ciascuno, anziché il prezzo di ogni uomo. Altrimenti la quota diventa algebrica, risulta quoziente, frutto di una divisione algebrica, di un frazionamento.

  • Per l’istanza della cultura e dell’arte, con il rinascimento, le donne entrano in scena. La cultura come invenzione e l’arte come variazione comportano la questione donna come questione di un altro funzionamento della parola, quindi, come questione dell’irruzione del nuovo. Lungo la via della cultura e dell’arte, le donne si sottraggono allo stereotipo di costituire un insieme indifferenziato, tranne per i ruoli alternativi della madre e della figlia o della strega e della santa, e intraprendono un percorso e un cammino verso la qualificazione della vita.

  • In che modo la questione donna può dare un contributo a ciascuno per divenire caso di cifra? La donna o le donne in quanto tali non esistono, anche se c’è sempre stato in ogni epoca il tentativo di rappresentare come nemico o di sopprimere chi non si adeguava ai canoni del conformismo, con la lapidazione, con l’uccisione fra le mura domestiche o, in passato, con la monacazione forzata. 
    D’altra parte, come potrebbe divenire caso di qualità chi si situa fra le donne o rappresenta nelle donne la differenza e l’Altro? Assegnare a qualcuno, magari a se stesso, la differenza vale a

  • Perché le cose si complicano? Tutto sembrava procedere in modo coerente, univoco, sistemico: una vita di calcoli a somma zero, di conti che tornano, ogni cosa poteva trovare una sistemazione. Certo, ogni tanto qualche cedimento, qualche indizio di crisi, ma poi tutto si aggiustava, in modo organico, funzionale alla totalità. C’erano le equazioni non lineari per fronteggiare il caos, i sistemi autorganizzantesi di Ilya Prigogine, la teoria morfologica per le catastrofi di René Thom e anche il battito di una farfalla in Brasile era preso nell’insieme, da quando Edward Lorenz lo aveva reso

  • Come si scrive la storia? Chi la scrive? E con quali strumenti? Ce lo racconta Paolo Pillitteri nel suo bel libro, pubblicato da Spirali, Non è vero ma ci credo. Immagini, simulacri e inganni, in cui illustra casi eclatanti di manipolazioni fotografiche e cinematografiche, talora note, spesso mai raccontate, ma sempre talmente false da sembrare vere e entrare nei libri di scuola. Come, per esempio, la foto simbolo della rivoluzione d’ottobre, l’Assalto al Palazzo d’Inverno nel 1917 o la foto sulla breccia di Porta Pia, fino alla propaganda cinematografica del ventennio fascista e

  • Basta dare un’occhiata intorno e l’arte sembra trionfare: le grandi mostre si riempiono di visitatori, le città “d’arte” traboccano di turisti, le banche fanno a gara per finanziare i restauri di palazzi, porte e chiese, anche a Bologna, dove i cittadini con una sottoscrizione senza precedenti salvano dalla rovina la Basilica di Santo Stefano. A prima vista, tutti amano l’arte, tutti vogliono che la città sia bella, e le associazioni s’impegnano per questo con il volontariato. Anche per la cultura, c’è un gran daffare: i dibattiti si moltiplicano, gli incontri internazionali fungono da

  • Nell’introduzione al suo libro Dio, la materia, l’arte, Alessandro Taglioni scrive: “Dove sta l’arte? Oggi, non più dove stava prima. Prima, cioè nel Quattrocento e nel Cinquecento. Ciò che avviene nell’arte cosiddetta contemporanea è la decadenza che ha inizio con la reazione al rinascimento. E, allora, dove sta, dopo tutti i distinguo che sono intervenuti? L’idea della morte di dio, della morte dell’uomo, della morte della materia, della morte dell’arte ha prodotto interrogazioni speculari il cui risultato è la tabula rasa pop concettuale. [...] Una volta c’era la pittura ‘di