Psicanalisi

  • Se c’è qualcosa che il libro Questione cancro (Spirali), di Georges Mathé, Elisabetta Pontiggia e Paolo Pontiggia, sottolinea fin dal suo titolo è che il cancro è una questione, più precisamente, una questione aperta, non una questione chiusa, un male incurabile rispetto a cui non c’è niente da fare. Non esiste, nella vita di ciascuno, una giornata in cui non ci sia niente da fare. Ne va della salute come istanza di qualità della vita che ci sia il fare ciascun giorno. Per questo la battaglia per la salute esige che ciascuno impari a gestire i problemi, compresi quelli che

  • L’occasione di questo numero della rivista è data dal dibattito organizzato a Bologna, dall’Università internazionale del secondo rinascimento, in occasione della pubblicazione del libro di Georges Mathé, Elisabetta Pontiggia e Paolo Pontiggia Questione cancro (Spirali). Abbiamo invitato a discuterne alcuni medici, docenti e scienziati impegnati nella ricerca e nella cura, che ciascun giorno affrontano qualcosa che esige l’assenza di pregiudizio. E dagli interventi in quel dibattito, che qui pubblichiamo, emerge anzitutto che la questione cancro, e con essa altri

  • È indubbio che, riguardo alla salute, da oltre cinquant’anni, c’è una questione che ha rilievo e si staglia su qualsiasi altra: la questione cancro. Per la sua crescente diffusione tra la popolazione, per l’incidenza che ha rivestito e riveste tuttora nella morbilità, per gli aspetti culturali, economici e finanziari che comporta, essa è diventata, in questi anni, la questione di salute per eccellenza, perdendo, in parte, le caratteristiche di nemico oscuro, quasi il paradigma del male da combattere. Oggi, i tumori, più di altre malattie, sono posti in relazione con aspetti specifici
  • Chi redige oggi la carta della modernità, quella carta a cui la cifrematica, scienza della parola che diviene cifra, sta dando il suo contributo da oltre trent’anni? Come redigerla senza più l’idea di evoluzione e di progresso che per secoli ha contrapposto la modernità alla classicità?

  • Intervista di Sergio Dalla Val

    Viene pubblicato in questi giorni il suo ultimo libro, Diario dal manicomio (Spirali). Di che cosa si tratta?

    Ho cercato di ricostruire i miei ventitre anni di lavoro in manicomio, dall’agosto 1973 al settembre 1996. Sono stati anni in cui la mia vita si è svolta in relazione a due manicomi: il primo in cui sono andato, l’Osservanza, era il manicomio di tutto il territorio della Romagna, mentre il secondo, il Lolli, era il manicomio della provincia di Bologna, quello a cui facevano riferimento tutte le aree periferiche intorno a

  • Quando si discute di temi come il cuore o il cervello, ognuno pensa che si tratti di una questione per specialisti, per cui delega il problema agli operatori della salute, fiducioso che questi capiranno tutto, sapranno tutto, si metteranno d’accordo e daranno all’utente, paziente e passivo, gli opportuni farmaci per farlo stare bene, o meglio. Questa delega è stata incoraggiata dalla stessa corporazione medica, che spesso si ritiene l’unica depositaria di un sapere, cui è vietato l’accesso: così per ogni “disturbo”, ma anche per una dieta, occorre rivolgersi allo specialista.

  • La salute, per ciascuno, procede dal progetto e dal programma di vita e è istanza di qualità. Procede dalla necessità di vivere per compiere il progetto, la missione, il programma. Necessità non prescritta, non obbligata, di qualità.

    La vita originaria è la parola secondo la sua particolarità, in direzione della qualità. Attorno a questo verte l’essenziale per ciascuno: è quanto emerge dalla mia esperienza di oltre trent’anni di ricerca e d’impresa intorno alla logica e alla struttura della parola, alla sua clinica, alla sua qualità.

  • C’è aria di festa questa mattina alla redazione di “Tesori d’Italia”. Lara, la caporedattrice, esulta per la chiusura anticipata del sesto numero speciale nell’anno in corso. In cinque anni, con la sua equipe ne ha fatta di strada. Pensare che le sembrava di dover fare uno sforzo gigantesco per passare dal bimestrale al mensile. Oggi può dire che, per far crescere il giornale, oltre all’impegno e allo sforzo fisico, innegabili, c’è voluto uno sforzo intellettuale. Non più tardi di cinque anni fa, infatti, si lamentava di essere stanca: la periodicità era aumentata, ma non riusciva a

  • Mostrare, celare. Celare per mostrare meglio, mostrare per celare meglio. Definire l’immagine, manipolarla, epurarla. Vale più la cosa o la sua immagine? A più di mille e trecento anni dallo scontro tra iconoclasti e iconoduli, tra chi proibiva l’immagine e chi l’adorava, quale partita si gioca intorno al valore? Sarebbe immediato rispondere: il potere come tale, quindi invisibile, si rende visibile in valori simulati, espliciti, spettacolari. E l’immateriale dovrebbe divenire la sostanza del valore e dello scontro sul valore: il valore dell’impresa sarebbe il valore della sua immagine

  • Mercoledì 24 agosto è deceduta Mariella Sandri, autrice e responsabile della redazione di Ferrara di questa rivista. Pubblichiamo il testo che il nostro direttore ha letto a San Bartolomeo in Bosco (FE), il 27 agosto, durante le esequie.